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Cime del Druet (o Cime di Cagamei) - 2913 m


Relazione della salita - Cima n° 3437


Foto via normale Cime del Druet (o Cime di Cagamei)  non disponibile Regione: Lombardia (BergamoItaliane

Alpi e Gruppo: Prealpi - Prealpi Lombarde - Gruppo Alpi Orobie

Provincia: Bergamo

Punto di partenza: Valbondione (BG), frazione Grumetti (q. 950 m)

Versante di salita: Vari

Dislivello di salita: 2220 m - Totale: 4440 m

Tempo di salita: 6,30 h - Totale: 11,00 h

Periodo consigliato: luglio-settembre

Punti di appoggio: Rif. Curò (q. 1895 m) e Rif. Consoli (q. 1890 m)
Tipo di via: Via normale
Tipo di percorso: Senza traccia
Difficoltà:   EE - A - II- - F+ (scala difficoltà)
Attrezzatura:
Valutazione:
Libro di vetta: no
Cartografia: KOMPASS N. 104 – Alpi Orobie Bergamasche 1:50000
Autore: Piero V.  Profilo di Piero V. - Altre salite dell'autore
Data della salita: 10/09/2020
Data pubblicazione: 12/09/2020
N° di visualizzazioni: 180
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Introduzione:

Si trovano sulla catena principale delle Orobie, tra il Pizzo Coca e il Pizzo del Diavolo della Malgina e sono le più elevate di questo tratto di cresta. Sono due vette ben distinte, la Cima Orientale (q. 2912 m) più bassa di un solo metro e la Cima Occidentale, il punto culminante (q. 2913 m), distanti circa 200 metri e collegate da una cresta frastagliata che offre una divertente arrampicata. Curioso il toponimo, sulle vecchie carte è riportato Caganiei, invero sono le Cagamei, ma su diverse carte attuali, non solo su quelle della Kompass, sono chiamate Cime del Druet, ecco il perché della doppia denominazione. Per poterle osservare da S bisogna salire in Valmorta, in quanto dai rifugi rimangono nascoste dietro la lunga cresta W del Pizzo Cappuccello. Mentre dalla strada della media Valtellina sono maggiormente individuabili, sebbene in parte nascoste dall’imponente Cima della Foppa (q. 2851 m). Le Cime del Druet o Cime di Cagamei che dir si voglia, sono poco conosciute e ancor meno frequentate, contrariamente ai vicini e rinomati Pizzo Coca e Pizzo del Diavolo della Malgina, le cui vie normali sono segnalate. L’ascesa è comunque di grande soddisfazione e si svolge in un ambiente selvaggio, severo e di rara bellezza.
Ecco alcune precisazioni per chi intende effettuare la salita alle due cime:
- L’ascesa più facile, seppure non banale, si svolge dal versante bergamasco, mentre dalla Valtellina è più impegnativa e senza comodi punti di appoggio.
- La via normale proposta, stranamente non è riportata sulle recenti guide alpinistiche delle Orobie, ma è quella consigliata dalle guide alpine del luogo.
- L’itinerario in sintesi è il seguente: dai rifugi si sale in Valmorta, su traccia segnalata si rimonta poi il canalone detritico che ha origine sotto la Bocchetta di Cagamei (q. 2700 m), quindi si traversa una larga cengia in buona parte erbosa, posizionata sotto la Cima Orientale e s’imbocca il largo e trasversale canalone detritico che le divide. Dopo averlo risalito per poco più della metà, lo si abbandona e si devia a destra, arrampicando in un canaletto che conduce sulla cresta spartiacque, in prossimità dell’impennata finale della Cima Orientale che si raggiunge senza particolari difficoltà. Seguendo poi la cresta di collegamento e aggirando le maggiori asperità a S, si arriva alla Cima Occidentale. Da qui si scende un breve risalto della cresta W e poi facilmente si rientra nel largo canalone detritico utilizzato per la salita.
- Sulla montagna non ci sono segnavia o ometti di pietre ed è quindi richiesta intuizione nella scelta dell’itinerario migliore. Le difficoltà tecniche non superano il I+/II- e non bisogna affrontare passaggi particolarmente esposti ma è necessaria competenza e attenzione. Inoltre, la scarsa qualità della roccia consiglia di valutare bene la solidità di ogni singolo appiglio. Se non si è alpinisti provetti è quindi meglio affidarsi a persone capaci, al riguardo la guida Simone Semperboni è un esperto conoscitore di tutte le Orobie e di questi luoghi in particolare (tel.: 329 664 25 76, indirizzo email: simone.semperboni@gmail.com)
- La salita al Rifugio Curò sulla stradina sterrata del percorso classico e poi sulla mulattiera, è decisamente monotona, ma allietata dalla spettacolare visione delle Cascate del Serio, le più alte in Italia e le seconde in Europa. Dal Piano del Barbellino si sviluppano con 3 salti successivi per un’altezza totale di 315 m. Con la costruzione delle dighe le cascate vennero interrotte. Attualmente vengono riaperte in concomitanza con la stagione turistica. Lo spettacolo, uno tra i più belli d’Italia, richiama ogni anno migliaia di turisti.
- Il dislivello in salita è ragguardevole, circa 2220 m, compreso quello che si perde scendendo alla Diga di Valmorta e poi risalendo al ritorno e nei saliscendi della cresta sommitale. Se non si dispone di una buona forma fisica è quindi meglio suddividere la salita in 2 giorni.
- Consigliabile la corda, utile il casco.
- Avendo tempo a disposizione è possibile iniziare la traversata di creste partendo dal Pizzo Cantolongo, le difficoltà sono però leggermente maggiori.


Accesso:

Da Bergamo e dintorni si prende la SP ex SS 671 della Valle Seriana, fino al bivio per Clusone, poi la SP 49 fino a Valbondione, località Bondione. Al bivio che c’è all’entrata di questo paese si prende a destra, si attraversa subito sopra un ponte il Fiume Serio e poco più avanti si curva a sinistra della chiesa. Dopo circa un centinaio di metri in salita, sulla sinistra c’è un grande parcheggio e il palazzetto dello sport all’interno del quale c’è l’ufficio turistico, dove si può acquistare il Pass parcheggio, valevole su tutto il territorio del comune di Valbondione. Il prezzo per un giorno è di € 5.00, per 2 o 3 giorni € 10.00. Eventualmente, il Pass parcheggio lo si può acquistare anche all’esterno dell’ufficio turistico, dove c’è una cassa automatica oppure presso alcuni esercizi pubblici.
Per salire al Rifugio Curò lungo la pista sterrata che poi diventa mulattiera (segnavia 305) abbiamo 2 varianti di partenza da Valbondione che poi convergono quasi subito. La seconda permette di risparmiare circa 15 minuti di cammino e una cinquantina di metri di dislivello. Vi è poi una terza variante che prende avvio dalla frazione Lizzola
Variante 1, dalla frazione Beltrame (q. 900 m):
dal grande parcheggio nei pressi del palazzetto dello sport ci s’incammina in salita lungo la strada asfaltata e si prende la via on.le T. Pacati. Un centinaio di metri più avanti si compie un tornante destrorso e si prosegue ancora per un altro centinaio di metri, fino ad un bivio, dove si prende, a sinistra, la via Curò che all’inizio riporta diversi cartelli indicatori per i Rifugi Curò, Consoli e Barbellino. Si segue la strada che sale con pendenza costante, inizialmente ancora asfaltata, poi sterrata e che si addentra in un fresco bosco (segnavia 305). Nel prosieguo si incrocia, a sinistra, il sentiero che sale dalla frazione Grumetti, la seconda variante di partenza.
Variante 2, dalla frazione Grumetti (q. 950 m):
dopo aver acquistato il Pass, si esce dal parcheggio del palazzetto dello sport e si sale lungo la strada. Dopo un centinaio di metri si prende la prima deviazione a sinistra (via Beltrame) e la si segue per circa 1 km o poco più. Al termine della strada c’è una grande cappella della Madonna della Montagna e un ampio parcheggio dove lasciare l’auto. S’imbocca quindi la sterrata che aggira la cappella e poi il sentiero che sale a destra. Poco sopra ci sono dei cartelli, si prende a destra il sentiero 305B e si sale nel fitto bosco con sostenuta pendenza, per circa 20 minuti, fino ad incrociare la pista sterrata della prima variante che sale da Beltrame.
Variante 3, dalla frazione Lizzola (q. 1259 m):
dopo aver acquistato il Pass, si esce dal parcheggio del palazzetto dello sport e si sale lungo la strada (via on.le T. Pacati) per circa 6 km, fino a Lizzola. Si oltrepassano in salita le case del paese fino ad un bivio, dove si devia a destra sulla via Manina (indicazione anche per Rifugio Curò). Dopo poche decine di metri, sulla sinistra c’è un ampio parcheggio dove lasciare l’auto. Si imbocca quindi la strada in leggera discesa e di fianco alla chiesa, seguendo le indicazioni (Rifugio Curò a h 2.45) e il segnavia 306 si prende una stradina sterrata che ben presto diventa sentiero e sale per prati. Poco più in alto si entra nel bosco e si prosegue sul sentiero che rimane sempre ben evidente e segnalato. A ripidi strappi si susseguono traversi pianeggianti con brevi saliscendi, per un lungo tratto. All’uscita del bosco si traversa una colata di detriti e poi si prosegue sul sentiero con ripide salite ma con percorso nel complesso molto più altalenante. Infine si scende per un buon tratto fino a raggiungere, all’ultimo tornante, la mulattiera del sentiero classico delle precedenti varianti. A conti fatti, ci si impiega di più che a partire da Grumetti, si perde quasi tutto il dislivello iniziale ed inoltre il percorso è più faticoso. A nostro avviso la variante 2 è quindi la migliore.


Descrizione della salita:

Ad ogni modo, sia che si parta da Beltrame o da Grumetti, si segue a lungo la pista sterrata, dentro e fuori da numerosi valloncelli ma sempre in direzione NE. Oltrepassata la Valle Veggiolo la stradina si trasforma in una larga mulattiera e si compie il primo tornante che è destrorso. Poco più avanti c’è un bivio, la mulattiera prosegue comodamente a destra con qualche tornante. Se invece si vuole abbreviare un po’ il percorso, si prende, a sinistra, la variante con segnavia 305A. Questo sentiero, non riportato sulla carta della Kompass, sale ripidamente e in alcuni tratti è attrezzato con catene, ma in condizioni normali è elementare sebbene un pò umido. Ad ogni modo, dopo circa h 2.15/2.30 di cammino si arriva, prima all’Ostello Curò e 30 metri dopo al Rifugio Curò (q. 1895 m) che si trova alto, sopra la sponda meridionale del Lago artificiale di Barbellino.
Si segue ora il sentiero pianeggiante con i segnavia 303 / 323 che aggira il rifugio da S a N in senso antiorario e si prosegue con percorso un po’ altalenante, alti sopra la riva meridionale del lago artificiale. Il sentiero in questo tratto è un poco impervio e attrezzato in alcuni punti con catene ma è sempre abbastanza largo. Al suo termine si arriva alla casa dei guardiani, in prossimità della corona del muraglione della diga. Per entrare in Valmorta sarebbe sufficiente attraversare la comoda corona della diga e poi prendere il sentiero, inizialmente pianeggiante, che si stacca verso sinistra, all’altezza della corona, ma l’accesso non è consentito ed è sbarrato da cancelli.
Bisogna quindi scendere l’evidente sentiero che conduce a metà strada, tra il laghetto della diga di Valmorta a sinistra e la base dell’alto muraglione della diga del Barbellino a destra, perdendo circa un centinaio di metri di dislivello. Si risale poi senza percorso obbligato il pendio di erba e detriti, a sinistra dell’alto muraglione, fino ad imboccare la traccia, ora ben segnalata che si stacca a pari altezza della corona della diga. In effetti il pendio di erba e detriti di fianco al muraglione è l’unico tratto dove i segnavia sono quasi del tutto assenti, ma il percorso è facile ed evidente. Si prosegue poi lungo lo stretto sentiero (segnavia 323) che inizialmente traversa pianeggiante verso W e poi sale ripido in direzione NW.
Si superano alcuni facili passaggi rocciosi attrezzati con catene e poi si entra a mezzacosta nella desolata ma bellissima Valmorta. Più avanti ci si abbassa brevemente nella conca al centro della valle, dove si trova il piccolo Lago di Valmorta (q. 2148 m). Qui si abbandonano ovviamente i segnavia che condurrebbero alla Bocchetta del Camoscio e si seguono, in direzione NE, gli ometti di pietre e gli sporadici bolli nella piana valliva. Si inizia a salire a sinistra del piccolo torrente che poi si guada. Nel prosieguo si sale più ripidamente il canalone detritico che ha origine alla Bocchetta di Cagamei e che divide la nostra Cima Orientale a sinistra dalla Cresta di Valmorta a destra.
Si seguono gli ometti e i bolli fin quasi alla sommità di questo canalone detritico e quando questi svoltano a destra (condurrebbero in vetta al Pizzo del Diavolo della Malgina), li si abbandonano e con percorso evidente (vedi 1a immagine di dettaglio), si traversa a sinistra e s’imbocca al centro il canale, ora roccioso, dove scorre il corso d’acqua. Lo si risale facilmente per poco meno di un centinaio di metri e non appena possibile si esce a sinistra e si traversa una larga cengia in buona parte erbosa. Con percorso più ripido si prosegue in salita e ci si immette nel lungo canalone detritico trasversale che divide la Cima Orientale da quella Occidentale. Lungo questa cengia erbosa e fino all’inizio del canalone è meglio memorizzare bene il percorso, per non avere problemi al ritorno, dato che non esiste alcuna traccia, nel caso erigere qualche ometto di pietre.
Si risale il canalone rimanendo il più vicino possibile alle rocce di destra, dove i detriti di maggiori dimensioni rendono la progressione meno faticosa. Dopo averlo risalito per poco più della metà della sua estensione, lo si abbandona e si arrampica un ripido ma facile canaletto sulla destra (I/I+) e qui ci vuole intuizione nell’individuare quello migliore. Al suo termine, un’altrettanto facile crestina immette in un traverso a destra, che permette di raggiungere la cresta spartiacque con la Valtellina, alla base del risalto sommitale della Cima Orientale. Si arrampica senza particolari difficoltà questa cresta (I+/II-) che conduce su di un’anticima e poi in breve si arriva sulla cima precitata (q. 2912 m).
Si ridiscende poi la cresta appena salita e si prosegue nella traversata, aggirando a S le asperità. Invero, uno spigolo affilato di pochi metri, che si protende da destra verso sinistra, lo si arrampica dal versante N, dove ci sono discreti appigli (II-). Poi si prosegue appoggiando a S del filo della cresta, senza particolari difficoltà (I/I+) fino a raggiungere la Cima Occidentale (q. 2913 m). Il percorso tra le due cime richiede circa 30 minuti.


Discesa:

Dalla Cima Occidentale si scende brevemente lungo la cresta W. Si affronta un breve risalto verticale (I+/II-) di 3 o 4 metri, appoggiando leggermente a S del filo e poi si entra, verso sinistra, nella parte alta del canalone detritico utilizzato per la salita. Poco più in basso il canalone viene suddivide in 2 rami da un dosso erboso, si scende allora lungo questo dosso, anche quando esso diventa abbastanza ripido ma comunque facile. Si traversa poi a sinistra e si scende il canalone rimanendo il più vicino possibile alle rocce, dove il percorso è più agevole. Seguendo quindi a ritroso il percorso di salita, si ritorna ai rifugi e a Grumetti. Uno spettacolo da non perdere sono gli stambecchi che risalgono il muraglione della diga fin oltre la metà della sua altezza per leccare il sale.


Note:

NOTA 1
Il Rifugio Curò è aperto tutti i giorni da inizio giugno a fine settembre, solo nei fine settimana a maggio e da fine settembre ad inizio novembre. Tel: 0346 44 076
Il Rifugio Consoli (nell’estate 2020 chiuso per ristrutturazione) è aperto tutti i giorni i mesi di luglio e agosto e solo nei fine settimana in giugno, settembre e ottobre. Tel: 328 96 65 944
NOTA 2
L’ufficio turistico di Valbondione, molto comodo per l’acquisto del Pass parcheggio, non è sempre aperto. Il numero di telefono è: 0346 44665. Il sito internet: www.turismovalbondione.it
NOTA 3
Ulteriori informazioni o immagini di questa o di altre ascensioni da me effettuate e presenti su vienormali.it, possono essermi richieste all’indirizzo email: vardinellipiero@gmail.com


© VieNormali.it

Foto non disponibile Foto non disponibile Foto non disponibile
Il canale e la cengia erbosa che permettono di accede al canale detritico superiore La Cima Occidentale, da quella Orientale La Cima Orientale, da quella Occidentale


Revisione: relazione rivista e corretta il 13/09/2020 dalla redazione di VieNormali.it

  


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