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Pizzo dell’Omo - 2773 m


Relazione della salita - Cima n° 3307


Foto via normale Pizzo dell’Omo non disponibile Regione: Lombardia (SondrioItaliane

Alpi e Gruppo: Alpi Occidentali - Alpi Prealpi Lombarde - Gruppo Alpi Orobie

Provincia: Sondrio

Punto di partenza: Ambria (q. 1325 m)

Versante di salita: SW-S

Dislivello di salita: 1490 m - Totale: 2980 m

Tempo di salita: 5,15 h - Totale: 9,30 h

Periodo consigliato: metà luglio – fine settembre

Punti di appoggio: Nessuno
Tipo di via: Via normale
Tipo di percorso: Traccia e roccette, passaggi su roccia
Difficoltà:   EE - A - II - F+ (scala difficoltà)
Attrezzatura:
Valutazione:
Libro di vetta: no
Cartografia: KOMPASS N. 104 – Alpi Orobie Bergamasche 1:50000
Autore: Piero V.  Profilo di Piero V. - Altre salite dell'autore
Data della salita: 30/08/2019
Data pubblicazione: 01/09/2019
N° di visualizzazioni: 110
N° voti: 0

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Introduzione:

Dal borgo di Ambria il Pizzo dell’Omo fa già bella mostra di sé, solitario e ferrigno alla testata della valle. Ma bisogna giungere presso le Baite Dossello per poter ammirare un grandioso spettacolo, offerto dalle pareti nord del Monte Aga, del Pizzo Rondenino, del Pizzo dell’Omo e degli slanciati Torrione e Pizzo del Salto. Un quadro d’alta montagna difficilmente eguagliabile per cime di questa altezza. Ma all’appello ne manca una, la stupenda piramide del Pizzo del Diavolo di Tenda che da questa prospettiva rimane nascosta dietro lo stesso Pizzo dell’Omo, bisognerebbe salire in quota, ad esempio alle Baite Cigola e allora si che lo spettacolo sarebbe al completo. Davvero stupenda l’alta Valle d’Ambria.
La via normale proposta al Pizzo dell’Omo prevede l’ascesa per il versante SW e la cresta S e fino alla conca che racchiude il piccolo Ghiacciaio del Diavolo di Tenda NW è la medesima del Pizzo del Diavolo di Tenda da Ambria. L’itinerario è caratterizzato nella parte mediana da un lungo vallone morenico di circa 600 metri di dislivello, di detriti spesso instabili e di ghiaioni che rendono il percorso particolarmente faticoso ed è quindi meglio affrontarlo disponendo di un buon allenamento. Ma è comunque l’unica nota stonata dell’ascesa, anche perché la parte alpinistica è discretamente impegnativa, varia e sicuramente appagante. Eccezionale il panorama di vetta sul Pizzo del Diavolo di Tenda, ma non solo.


Accesso:

Provenendo da Morbegno, al termine della tangenziale di Sondrio si prende la strada per Piateda e seguendo le indicazioni dei cartelli si sale a Piateda Alta, Pam, Previsdomini, Vedello. Poco più avanti di quest’ultima località c’è un bivio. Si prende a destra per Ambria. Dal bivio la strada è in buona parte sterrata ma percorribile anche da un normale veicolo. Per potervi accedere con l’auto bisogna però munirsi di permesso presso il Bar Luna o il Bar Centro di Piateda (€ 5,00). Difficile comunque trovarli aperti il mattino presto. Si parcheggia in un ampio spiazzo che precede di pochi metri l’abitato.


Descrizione della salita:

Nella piazzetta della chiesa di Ambria c’è un cartello che indica, verso sinistra, la direzione per Valle di Ambria, ex centrale Zappello e Passo di Cigola (segnavia 253), ci incamminiamo in questa direzione. Al termine delle case di questo stupendo borgo si attraversa il torrente sopra un ponte e si sale per un buon tratto sulla destra orografica. In prossimità della ex centrale si riattraversa il torrente e da qui in poi per l’intero tragitto si rimane sulla sinistra orografica. Il sentiero sale con moderata pendenza fino a superare il primo gradone della valle. Si arriva poi, con una brevissima discesa, alla pozza dell’ex Lago di Zappello. La valle diventa ora un pascolo completamente pianeggiante, per un lungo tratto.
Il vallone morenico che ci attende è ben visibile davanti a noi, alla testata della valle, esattamente sotto la verticale della cresta E perfettamente orizzontale del Pizzo Rondenino. Dopo aver percorso la piana valliva su tracce evidenti, si imbocca, sulla destra, una pista in leggera ascesa e più avanti si arriva alle Baite Dossello (q. 1593 m). Si prosegue ora lungo il pascolo su traccia segnalata e dopo circa 300/400 metri da questo alpeggio, si arriva ad un primo bivio, non segnalato ma sufficientemente visibile. Si tralascia la traccia sulla destra che conduce alle Baite Cigola e si prosegue a sinistra. Più avanti si arriva ad un secondo bivio, anche qui si tralascia la traccia segnalata di recente che si stacca sulla destra e si prosegue in piano a sinistra sul fondovalle, seguendo i segnavia abbastanza distanziati, ma la traccia è sufficientemente evidente.
Tra magro pascolo, cespugli, detriti e con qualche larice sparso, si sale verso una fascia rocciosa digradante verso sinistra e che in pratica sostiene frontalmente il vallone morenico. I segnavia aggirano a sinistra questa fascia e poi, con percorso ben evidente, si tralasciano questi segnali che condurrebbero al passo del Forcellino e si svolta a destra, entrando nella parte inferiore del vallone morenico. Ben presto appaiono altri segnali, bianchi e di forma rettangolare che, seppure distanziati, ci guideranno, per quanto riguarda la nostra meta, fino al piccolo Ghiacciaio del Pizzo del Diavolo di Tenda NW. La prima parte del vallone è formata da grossi blocchi di ganda, poi il percorso inizia a farsi ripido e non c’è un vero e proprio sentiero in quanto i detriti sono mobili.
Comunque si prosegue la lunga e faticosa ascesa, compiendo un ampio percorso a semicerchio da destra verso sinistra e tenendo d’occhio i segnali bianchi che, quantomeno sono dei rassicuranti punti di riferimento. Raggiunta infine la conca dove si trova adagiato il piccolo Ghiacciaio del Diavolo di Tenda NW, si abbandonano i segnali che continuano lungo la cengia per la Bocchetta di Podavit e, senza toccare il ghiacciaio, quindi piccozza e ramponi non sono necessari, si sale la groppa della morena che si trova a sinistra (salendo) dello stesso. È subito evidente che la Bocchetta del Diavolo di Tenda, il nostro primo obiettivo, non può essere raggiunta dal ghiacciaio, in quanto il ritiro dello stesso ha messo allo scoperto un salto roccioso difficile.
Si risale perciò un po’ faticosamente quasi tutta la morena, fino a quando sulla destra si potrà notare un traverso detritico che poi immette nel canale che sale direttamente alla bocchetta precitata, ma la parte superiore del canale è visibilmente incassata e molto impegnativa, quindi è un’opzione da scartare. Bisogna allora risalire la morena ancora un po’ sulla sinistra, fino al suo punto più elevato, dove termina contro le rocce. Da qui è ora possibile individuare uno stretto canaletto a forma di “V” che sale in direzione della bocchetta, parallelo a quello precedente ma ovviamente più a sinistra. Si inizia quindi ad arrampicare al centro di questo ripido canaletto che presenta quasi subito un risalto di circa 2 metri che richiede un po’ di ginnastica.
Poco sopra un secondo risalto un po’ più alto bisogna aggirarlo a sinistra su ripide roccette (II°). Si prosegue poi nel solco prestando un po’ di attenzione ai detriti franosi e superando ancora qualche breve saltello, fino a quando il canaletto termina, ma siamo solo a circa metà del percorso per arrivare alla bocchetta. Bisogna quindi uscire a sinistra, arrampicando su roccette di II°. È un breve passaggio di 7/8 metri ma che richiede attenzione, in particolare in discesa. Superato questo passaggio, terminano le difficoltà di II°. Si imbocca ora, a destra, la prosecuzione del canaletto, che pur essendo ancora ripido, incassato e con qualche risalto, è più facile di quello sottostante.
Al suo termine si arriva sulla cresta S della spiccata Quota 2758 m, esattamente poco a N della vera Bocchetta del Diavolo di Tenda (q. 2680 m). Il percorso di cresta che ora ci attende potrebbe sembrare molto impegnativo, in particolare l’impennata finale della precitata Quota 2758 m, invero si incontrano semplici passaggi di I°, mai tanto esposti. Dapprima si segue facilmente la larga cresta di rocce rotte fin sotto l’impennata precitata. Poi si aggira facilmente lo spigolo verticale sulla destra e si arrampica in un canaletto ripido ma facile che sale parallelo al filo di cresta. Si raggiunge in questo modo la vetta della bella Quota 2758 m. Da qui ci si abbassa in direzione della vetta principale, lungo la facile cresta di collegamento.
Si segue sempre il filo, solamente un saltello, che all’andata si affronta in discesa, lo si aggira a sinistra, su solide rocce (I°+) e poi per mezzo di una cengia si ritorna sul filo, fino alla massima depressione tra le due cime e perdendo circa 40/50 metri di dislivello. La successiva risalita fino alla vetta è elementare. Inizialmente si sale un pendio ghiaioso e poi, sulla sinistra, un canaletto di detriti che conduce direttamente in vetta al Pizzo dell’Omo, dove c’è un piccolo omino di sassi.


Discesa:

Come per la salita.


Note:

Nota 1
Itinerario da affrontare in assenza di neve, sia per non dover portare al seguito piccozza e ramponi, sia perché il percorso di cresta è ovviamente più facile.
Nota 2
Per esperti di questi tipi di percorsi la corda non dovrebbe essere necessaria, ma per sicurezza è forse meglio portarla.


© VieNormali.it

Foto non disponibile Foto non disponibile Foto non disponibile
Immagine ripresa da NW, dalle Baite Cigola Immagine ripresa dalla Quota 2758 m Panorama di vetta, verso S


Revisione: relazione rivista e corretta il 02/09/2019 dalla redazione di VieNormali.it

  

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