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Monte Seleron - 2519 m


Relazione della salita - Cima n° 1922


Via Normale Monte Seleron
Il Monte Seleron da S
Regione: Lombardia (SondrioItaliane

Alpi e Gruppo: Prealpi - Prealpi Lombarde - Gruppo Alpi Orobie

Provincia: Sondrio

Punto di partenza: Piana, circa (q. 1300 m)

Versante di salita: W-S

Dislivello di salita: 1220 m - Totale: 2440 m

Tempo di salita: 3,30 h - Totale: 6,30 h

Periodo consigliato: tarda primavera - inizio autunno

Punti di appoggio: nessuno
Tipo di via: Via normale
Tipo di percorso: Traccia e roccette, passaggi su roccia
Difficoltà:   EE (scala difficoltà)
Attrezzatura:
Valutazione:
Libro di vetta: no
Cartografia: KOMPASS N. 93 – Bernina-Sondrio 1:50000, COMUNITÀ MONTANA VALTELLINA DI MORBEGNO – Val Tartano 1:25000
Autore: Piero Vardinelli Profilo di Piero Vardinelli - Altre salite dell'autore
Data della salita: 25/05/2011
Data pubblicazione: 27/05/2011
N° di visualizzazioni: 3886

Introduzione:

Il Monte Seleron è una montagna imponente che si trova sulla cresta che separa la Val Madre ad E dalla Val Lunga, laterale della Val Tartano, ad W. Stranamente le cime più elevate di quest’ultima valle non si trovano sullo spartiacque principale delle Orobie, ma lungo questa cresta laterale che raggiunge il punto più elevato proprio nel Monte Seleron. Dopo quella alla Cima Vallocci, anche questa è una bellissima escursione nell’appartata Valtartano: stretta e quasi incassata nel fondovalle abitato, scoscesa nella zona boschiva intermedia, aperta e sorprendentemente varia negli alti pascoli, dove le casere, le recinzioni con muretti a secco e i tetti in piode delle numerose baite isolate, rappresentano un tipico esempio di architettura contadina. L’ascesa al Monte Seleron lungo la cresta S è facile (EE), non ci sono punti particolarmente impegnativi, si sale sempre a sinistra del filo di cresta, fino all’anticima. L’ultimo tratto che conduce in vetta, sebbene un poco affilato, è pur sempre facile. Oltre il limite dei boschi, la mancanza di sentiero, richiede comunque una discreta capacità di orientamento. In presenza di neve utili piccozza e ramponi.


Accesso:

Provenendo da Morbegno si lascia sulla destra la località di Talamona e prima di attraversare il ponte sull’Adda, seguendo le indicazioni per la Val Tartano, si abbandona la statale 38 e si svolta a destra. La strada, abbastanza stretta, risale la valle con numerosi tornanti, raggiunge Campo e poi il paese di Tartano. Da qui si prosegue sulla carrozzabile della Val Lunga e circa 200 m dopo l’abitato di Piana (q. 1269 m), in un tratto rettilineo, si arriva ad una galleria paravalanghe. Si parcheggia a destra, nel largo spiazzo che precede la galleria, a circa (q. 1300 m).


Descrizione della salita:

Venti metri prima della galleria il muro a monte della strada e interrotto da una rampa cementata da sinistra a destra, il sentiero non segnalato ha inizio qui. Oltre la rampa cementata il sentiero, invaso dagli arbusti e dall’erba, compie un traverso verso sinistra, alcuni bolli gialli ora lo segnalano e, sebbene rari, ci saranno di aiuto in particolare nella parte alta, oltre il limite dei boschi, dove il sentiero scompare. Al termine del traverso verso sinistra il sentiero svolta e traversa ora verso destra, uscendo sopra una cengia rocciosa, in vista della cascata formata dal torrente di questa ripida valle. La traccia prosegue ora in un canale secondario, a sinistra della cascata, tale canale è incassato fra alte pareti rocciose e si sale serpeggiando in mezzo al ruscello, fra la fitta boscaglia. Qui in discesa bisogna fare attenzione ai sassi umidi e scivolosi. Da questo ripido canale si esce verso destra e con un traverso, sempre a destra, si raggiunge il solco principale della valle. Si attraversa quindi il torrente e si prosegue lungo il sentiero, sempre ben marcato, che sale ora con numerose svolte in un bosco di conifere. Al termine della zona boschiva, dove iniziano i prati, si trova la grande baita di (q. 1735 m). Venti metri prima di raggiungerla si arriva ad un bivio. Verso destra si raggiunge la baita, mentre il sentiero principale con i bolli gialli prosegue a sinistra della baita, al limite tra il bosco e i prati, ma è preferibile tralasciarlo (esperienza personale), in quanto ci condurrà in un groviglio di rovi e ortiche, davanti ad un’altra baita, che si può raggiungere diversamente. Dal bivio citato è quindi preferibile raggiungere la baita al limite inferiore dei prati.

Si prosegue ora senza sentiero sul ripido prato alle spalle della baita. Poco sopra, verso sinistra, si potrà notare una seconda baita al limite fra il prato e il bosco, qui vi giunge il sentiero segnalato citato in precedenza. Da questa seconda baita si prosegue ancora lungo il prato e 50 m sopra si arriva ad una terza baita, completamente diroccata, qui riappaiono i bolli gialli. L’ampio prato sopra questa terza baita è attraversato in orizzontale da due file di muretti a secco. Sempre lungo il prato bisogna superare il primo muretto e poi, leggermente verso destra, ad una cinquantina di metri, bisogna raggiungere il secondo muretto. Dietro quest’ultimo c’è una stalla e a sinistra una larga fontana per l’abbeveraggio degli animali. Da questa fontana si cambia decisamente direzione e si traversa in piano verso sinistra (NNW). Su tracce discontinue di sentiero, con pochi bolli gialli, si traversa poco sopra il muro a secco e poi lungo il dosso con radi larici, uscendo poco dopo in vista delle sei baite della Casera di Gerlo (q. 1897 m), disposte su doppia fila di tre baite. A destra di queste sei baite, più in alto, si potrà notare una baita isolata, la si raggiunge seguendo le tracce in prossimità di un muretto in sassi. Si prosegue poi per i dossi del pascolo verso E e, poco sopra, si raggiungono altre baite isolate. Sul lato opposto della valle, a sinistra del torrente, c’è un largo stallone costruito completamente in sassi, noi invece proseguiamo sempre a destra (salendo) del torrente.

Raggiunti i pianori superiori (vedi prima immagine di dettaglio) ci troviamo nel mezzo di un anfiteatro, racchiuso fra il Pizzo Gerlo (q. 2470 m) a sinistra, riconoscibile per due alti ometti in sassi sulla vetta, il Monte Seleron al centro e la sua poco rilevata cresta W a destra. Sotto la verticale di vetta del Seleron si potranno notare tre alti ometti in sassi, dietro i quali è posta la Baita Matarone (q. 2215 m), che merita (al ritorno) di essere visitata. Bisogna ora raggiungere verso destra una sella sulla cresta W, che è di facile identificazione perché si trova tra due alti ometti in sassi. Raggiunto il valico si segue sempre il filo di cresta, sulle tracce di un sentierino. La cresta in alcuni punti è un poco stretta, ma sempre elementare (vedi seconda immagine di dettaglio). La si segue fino a quando si può facilmente traversare verso destra e raggiungere l’avvallamento erboso che separa il Monte Seleron a sinistra da una cima secondaria sulla destra. Senza percorso obbligato si risale l’avvallamento e si arriva alla sella (q. 2410 m). Da questo valico si sale sulla cresta S della nostra montagna. Il primo tratto è largo, prevalentemente erboso e si seguono le tracce di un sentierino a sinistra del filo, fino a raggiungere una spalla. Qui la cresta svolta a sinistra e diventa pianeggiante, la si percorre sempre a sinistra del filo, sul lato opposto precipita un profondo canalone e si arriva ad un facile intaglio. Rimangono ora da affrontare gli ultimi 30 m di dislivello. Anche qui si sale facilmente a sinistra del filo di cresta, fino a raggiungere l’anticima. Fra quest’ultima e la vetta ci sono 30 m di cresta quasi pianeggiante, che nel breve tratto intermedio è un poco affilata, ma sempre facile. Il panorama è vastissimo e giustamente rinomato.


Discesa:

Come per la salita.


Note:

La cartina della Kompass non è di aiuto, molto meglio quella della comunità montana.


© VieNormali.it

Via Normale Monte Seleron - L’itinerario da sopra la Casera di Gerlo, nell’anfiteatro Via Normale Monte Seleron - L’itinerario dalla cresta W del Monte Seleron Via Normale Monte Seleron - La vetta dall’anticima
L’itinerario da sopra la Casera di Gerlo, nell’anfiteatro L’itinerario dalla cresta W del Monte Seleron La vetta dall’anticima

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Revisione: relazione rivista e corretta il 27/05/2011 dalla redazione di VieNormali.it

  


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