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Cima d’Arcanzo - 2714 m


Relazione della salita - Cima n° 2702


Via Normale Cima d’Arcanzo
La Cima d’Arcanzo, da S
Regione: Lombardia (SondrioItaliane

Alpi e Gruppo: Alpi Occidentali - Alpi Retiche - Gruppo Masino

Provincia: Sondrio

Punto di partenza: Strada per Preda Rossa (q. 1550 m)

Versante di salita: S-SW

Dislivello di salita: 1164 m - Totale: 2328 m

Tempo di salita: 4,00 h - Totale: 7,30 h

Periodo consigliato: estate

Punti di appoggio: Rifugio Scotti (q. 1500 m)
Tipo di via: Via normale
Tipo di percorso: Traccia non segnata
Difficoltà:   EE (scala difficoltà)
Attrezzatura:
Valutazione:
Libro di vetta: no
Cartografia: KOMPASS N. 92 - Valchiavenna Val Bregaglia 1: 50000
Autore: Piero Vardinelli Profilo di Piero Vardinelli - Altre salite dell'autore
Data della salita: 26/06/2015
Data pubblicazione: 28/06/2015
N° di visualizzazioni: 2849

Introduzione:

Bella piramide di rocce ed erba situata all’inizio della catena montuosa che separa la Val di Mello a N dalla Val di Sasso Bisolo a S, entrambe laterali della Val Masino. La cima occupa una posizione centrale che la rende probabilmente il miglior punto panoramico sull’intero Gruppo del Masino. La vista sulla Valtellina è invece limitata dall’antistante catena Cima Vignone – Pizzo Mercantelli, ma si vede l’intera città di Morbegno.
Generalmente viene raggiunta dalla via normale proposta del versante S e per l’ultimo tratto della cresta SW. Il versante citato è formato da un larghissimo e lungo vallone che si risale senza percorso obbligato ed è in prevalenza erboso e abbastanza ripido, ma non difficile. Prima di raggiungere questo vallone bisogna comunque compiere un lungo e facile traverso sotto il versante meridionale della Cima degli Alli e della stessa Cima d’Arcanzo. La cresta finale SW, precipite sul versante settentrionale, a meridione presenta invece un sentierino degli animali ed è erbosa, larga, mai esposta.
Tuttavia è un itinerario riservato ad escursionisti esperti, dato che è completamente sprovvisto di segnaletica. Anche a causa della scarsa manutenzione, non è del tutto semplice individuare il sentiero soprattutto alla partenza e ai ruderi dell’Alpe Stelè. Ma esistono altri punti in cui bisogna sapersi districare per individuare la traccia, tra alberi sradicati, tracce poco evidenti e fitta vegetazione. Concordando con i gestori del Rifugio Scotti, ci si auspica un minimo di manutenzione del sentiero e che vengano posti dei segnali almeno nei punti essenziali, in modo da poter rendere accessibile a molti lo spettacolare panorama offerto da questa vetta.


Accesso:

Nei pressi di Ardenno si esce dalla S.S. 38 per imboccare la strada della Val Másino e giunti a Cataeggio si prosegue fino al vicino paese di Filorera. Qui, seguendo le indicazioni per Rifugio Ponti, si svolta a destra e dopo 100 m, al termine di un ponte, c’è la cassa automatica per il pagamento di € 5,00 del pedaggio, poi si sale a Valbiore (q. 1152 m). In questa località la strada che proseguiva sulla destra idrografica è chiusa per una frana verificatasi negli anni settanta. Seguendo le indicazioni di un cartello per Rifugio Ponti si svolta quindi a destra e dopo aver superato il torrente sopra un ponte, si sale lungo il nuovo tracciato. Nel prosieguo la strada riattraversa il torrente, si immette nel vecchio tracciato e giunge all’Alpe Sasso Bisolo, dove c’è il Rifugio Scotti (q. 1500 m). Esattamente al 2° tornante dopo il rifugio (il 1° destrorso), si parcheggia negli spiazzi lungo la strada. Il manto stradale è interamente asfaltato, tranne una cinquantina di metri ed è percorribile da un normale veicolo.
Bisogna comunque precisare che al 5° tornante destrorso dopo il rifugio, c’è una traccia che conduce anch’essa ai ruderi dell’Alpe Stelè e che permette di risparmiare un centinaio di metri di dislivello, ma è di difficile individuazione. Concentriamoci quindi sul sentiero che si stacca dal 2° tornante (il 1° destrorso).


Descrizione della salita:

Ad W del tornante si va ad attraversare il corso d’acqua di una valletta e si sale in direzione di un’evidente roccia prominente, a sinistra della quale inizia il sentiero vero e proprio (vedi 1a immagine di dettaglio). Nel tratto di circa 20 metri tra il corso d’acqua e la roccia citata, non c’è alcuna traccia e la vegetazione potrebbe essere molto fitta, ma una volta giunti di fianco alla roccia, il sentiero diventa ben evidente e sale a lungo nel fitto bosco, con ripide svolte. Talvolta bisogna scavalcare o aggirare gli alberi sradicati e in qualche punto la traccia non è molto evidente, comunque sale quasi sempre in verticale o un poco verso sinistra.
Ad un bivio si tralascia una traccia che traversa in piano verso destra (è il sentierino che si stacca dal 5° tornante destrorso, da me percorso in discesa) e si prosegue sulla sinistra, fino ad arrivare ad un muretto in sassi compreso tra due alberi. Poco sopra si sbuca in una piccola radura, dove c’è il nucleo inferiore delle baite diroccate dell’Alpe Stelè (q. 1856 m). Ma più che di baite diroccate si tratta di un mucchio di pietre. Qui la traccia scompare, ma ci sono degli ometti di pietre, alcuni eretti anche dal sottoscritto, che aiutano a salire in verticale nel prato e poi leggermente verso destra. Si aggirano alcuni alberi e si giunge in una seconda radura con dei muretti in pietre.
Anche qui alcuni ometti indicano di salire in verticale e poco sopra si arriva in una specie di avvallamento pietroso, dove si trova il nucleo superiore delle baite diroccate di Stelè. Senza salire in questa specie di avvallamento pietroso al cui centro è ancora ben visibile il rudere di una baita, si prende subito una traccia, poco evidente, che traversa a sinistra, nel prato. Dopo 30 metri si arriva in un pianoro libero da alberi, ancora con alcune baite diroccate. Il sentiero che prosegue e che si addentra pianeggiante nel bosco, inizia sulla sinistra, esattamente 10/15 metri sotto queste ultime baite diroccate.
Nel bosco la traccia ritorna ad essere ben visibile e traversa in direzione W, supera un paio di vallette e conduce ad una radura dove si trovano i ruderi dell’Alpe Basè (q. 2023 m). Il sentiero, anche in questa radura poco evidente, sale nel piccolo prato sopra i ruderi della baita più a sinistra, poi prosegue traversando ad W/NW, nel bosco e ritorna ad essere ben visibile. In un tratto la traccia si abbassa brevemente, ma si perdono solo pochi metri di dislivello, poi riprende a salire e a traversare verso NW.
Si arriva quindi in una specie di ova che funge da deposito di ganda, al termine definitivo del bosco. Sopra i massi ci sono dei piccoli ometti di pietre, ma il percorso è ormai evidente, si sale in obliquo verso NW, ben al disotto delle rocce soprastanti. Si supera un’ultima macchia di alberi e si prosegue ancora in questa direzione, fino ad entrare nel larghissimo vallone del versante S della montagna.
Ci attendono ora circa 600 metri di dislivello da superare lungo queste chine erbose, ripide soprattutto nella prima parte. Si sale a destra del roccioso e incassato solco del canale situato al centro del vallone, quasi in linea retta e quando il canale si sdoppia, si prende la diramazione di destra. Nel prosieguo il percorso, libero da ostacoli, appare ben evidente, ma bisogna ancora salire lungo questi prati, ora un po’ meno ripidi.
Giunti a circa 200 metri di dislivello dalla vetta, si obliqua verso sinistra, si attraversano facilmente alcune ramificazioni dei piccoli canali superiori e si va a prendere l’ultimo tratto di cresta SW, che qui assume orientamento WSW. Senza difficoltà si percorre ora il sentierino che si mantiene poco a destra del filo della cresta, fino in vetta.


Discesa:

Come per la salita.


Note:

Durante la salita è consigliabile voltarsi spesso, in particolare nei punti in cui il sentiero è poco visibile e memorizzare i punti di riferimento, per non avere problemi al ritorno. Se possibile erigere anche qualche ometto di pietre, molto utili in discesa.


© VieNormali.it

Via Normale Cima d’Arcanzo - Il 2° tornante dopo il Rif. Scotti, dove inizia il sentiero Via Normale Cima d’Arcanzo - La facile parte finale della cresta SW Via Normale Cima d’Arcanzo - Panorama di vetta, verso E
Il 2° tornante dopo il Rif. Scotti, dove inizia il sentiero La facile parte finale della cresta SW Panorama di vetta, verso E

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Revisione: relazione rivista e corretta il 01/07/2015 dalla redazione di VieNormali.it

  


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