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RACCONTO DI MONTAGNA DI MAURIZIO AGAZZI



Lo scrigno delle Orobie
di Maurizio Agazzi

L'estetica e atletica uscita in vetta al Secondo Corno di Sardegnana
L'estetica e atletica uscita in vetta al Secondo Corno di Sardegnana


Se gli ottomila sono 14, i quattromila 82 e i duemila dell'Appennino 243, le vette e le quote più importanti delle Prealpi e delle Alpi Orobie che superano i 2000 e i 3000 metri di quota sono –tenetevi forte- 520. Repetita iuvant: Cinquecento venti!

Così, al termine di cinque anni di intensa attività alpinistica, eccomi a raccontare dell'ennesima "pazzia" compiuta con molta fatica, un pizzico di rischio ma soprattutto tanta passione.
Difficile spiegare il motivo di un'impresa –si, è stata proprio un'impresa- tanto sofferta quanto voluta. Lo stimolo della ricerca di nuovi percorsi e nuove ascese? La (ri)scoperta di un gruppo montuoso che tuttavia nel 2015 può offrire una tipologia d'alpinismo esplorativo e avventuroso? O più semplicemente un sogno che prima d'ora nessuno era riuscito ad immaginare, ne tantomeno a realizzare?
Si, lo ribadisco: che fino ad oggi nessuno era riuscito a realizzare.
A caldo, sinceramente, non riesco a trovare una risposta anche se di una cosa son certo; le Alpi Orobie sono montagne meravigliose che nulla hanno da invidiare a gruppi montuosi magari più blasonati. Alcuni percorsi alpinistici, come per esempio la Cresta Corti alla Punta di Scais, più che ascese sono stati "viaggi" indubbiamente paragonabili a parecchie scalate dei più blasonati 4000.
La maggior parte della gente è abituata a considerare, raccontare o scalare le "solite" montagne: Presolana, Recastello, Coca, Redorta, Diavolo, Punta di Scais, Gleno, Becco, Torena, ecc. ma esistono tuttavia vette e quote che sono ben più impegnative di quelle sopracitate che non venivano visitate da svariati anni: venti, trenta... Ascese senz'ombra di dubbio impegnative e pericolose delle quali non v'era traccia sia in rete che su libri di ultima pubblicazione. Da qui l'idea di coinvolgere Yuri Parimbelli, amico nonché guida alpina, per cercare di chiudere quel grande cerchio che sin dagli albori dell'alpinismo orobico con ogni probabilità non era mai stato chiuso. Forse l'unico e ultimo grande problema alpinistico delle Alpi Orobie.
E così in silenzio, facendo "raccontare" soltanto il mio blog, passo dopo passo o per restare in tema appiglio dopo appoggio, il grande sogno s'è concretizzato. E... che sogno.
Non sono serviti giorni e neppure mesi ma bensì anni.
Anni durante i quali è stata ripercorsa un po' tutta la storia dell'alpinismo orobico. Quella storia che per molteplici motivi era stata a torto un po' dimenticata.
Eccoci quindi in viaggio sulla traversata integrale delle Quattro Matte con la probabile prima ripetizione dopo moltissimi anni. Il primo a compierla? Non un nome qualunque ma l'inventore del ViBram: Vitale Bramani.
L'ascesa al Torrione di Sant'Ambrogio quasi certamente da una nuova variante; un monolito elegantissimo alto più di cinquanta metri che abbraccia e impreziosisce le pareti occidentali del Pizzo dei Tre Signori per quella che, senz'ombra di dubbio, s'è rivelata la probabile prima ripetizione a distanza di ben ottant'anni. In questo caso non esisteva relazione tranne che una piccola nota pubblicata negli anni '30-'40. Una nota firmata da un nome divenuto un mito: Agostino Parravicini.
L'intera traversata dei Denti dei Mughi dove ad accompagnarci, anche in questo caso, avevamo soltanto una relazione verosimilmente datata 1930.
Le "Sette Cime del Medasc"; una lunghissima galoppata dall'antico sapore pionieristico da non sottovalutare e che nulla ha da invidiare alla vicina Cresta Corti.
L'integrale cavalcata dei Denti della Vecchia; itinerario complesso che pochi ormai compiono sistemando, laddove ce n'era bisogno, soste e calate segnate dall'inesorabile susseguirsi delle stagioni.
E ancora, tutto il gruppo del Tronella con i suoi denti e Torrioni. Il Dente di Tronella, la vetta vera e propria, l'Anticima Sud, i Torrioni Sud e Quadro con la Punta Pio X e il Salto Sud per quella che, quasi sicuramente, è stata la prima (se non tale sicuramente la seconda) traversata integrale da Nord a Sud.
La Cresta di San Stanislao; negletta e pericolosissima per difetto della pessima qualità della roccia. Senza nessun itinerario tra le mani; niente di niente.
Il Torrione Pasquini nel gruppo del Valletto: desiderio ampiamente rincorso e finalmente realizzato salendo "a vista" poiché, nella fattispecie, non esistevano relazioni che descrivessero la via di salita.
Il "Mottolone Biòt"; assolutamente non banale e... alzino la mano coloro che lo conoscono.
L'intero giro dei cinque Corni di Sardegnana per quella che resterà una delle più belle e inospitali cavalcate delle Alpi Orobie. Anche in questo caso realizzata con una relazione datata 1930-40.
E dulcis in fundo il Torrione del Castel di Picol: elegante campanile roccioso posto nei pressi del lago naturale più bello delle Alpi Orobie - il Piccolo - sul quale non abbiamo rinvenuto la minima traccia di salita.
Che sia stata una prima? Difficile pronunciare questa parola nel 2015 anche se il dubbio l'abbiamo tuttora.
Insomma... è stata un'impresa a tutti gli effetti.

Un progetto lungo e spossante costato anni di fatica e allenamento. Un progetto che difficilmente pensavo di concretizzare se non fossi stato sostenuto e spronato da un alpinista forte e preparato come Yuri.


E per quanto concerne i gradi?
Mi riesce difficile parlare di gradi giacché la tipologia di alpinismo che abbiamo (ri)proposto non è fatta solamente di gradi, ma pure di lunghissimi avvicinamenti, roccia infida e incognite ogni qualvolta si decideva un versante piuttosto che un altro. Una categoria d'alpinismo basata puramente sull'intuito esplorativo.
Detto ciò non posso sicuramente indugiare sulla difficoltà di certe ascese dove i gradi non sono stati bassi. Diciamo che il V°, seppur saltuariamente, l'abbiamo "carezzato"; In ambiente severo, terrei a precisare.
Il "plaisir", termine di grande attualità montana, non abitava dalle nostre parti!
Zaini pesantissimi imbottiti della –più che- normale dotazione alpinistica: chiodi, martelli, protezioni veloci e soprattutto passione... che alla fine s'è rivelata la componente più importante.
L'essenziale.

Una grande impresa impegnativa sotto ogni punto di vista: fisico, mentale ma altresì economico visto il materiale utilizzato e lasciato in loco per l'impossibilità di toglierlo.
Rammento che il progetto è stato realizzato nella maniera più "pulita" possibile, spesso utilizzando soltanto protezioni veloci. Troverete qualche nostro chiodo sulle Quattro Matte, sugli speroni delle Stanislao, ai Denti dei Mughi, sul Torrione Sant'Ambrogio, durante la traversata dell'intero gruppo del Tronella e dei Denti della Vecchia (come scritto in precedenza abbiamo sistemato soste e calate). Qualche fettuccia alle "Sette Cime del Medasc" -che stupenda cavalcata quest'ultima-, al Mottolone Biòt e sul Torrione del Castel di Picol.
Insomma; dov'erano necessari in nome della sicurezza.
Scarpe, scarpette, scarponi e materiale tecnico consumati a "go-go". Potrei diventare testimonial di qualche marca di scarponi visto che ne ho "mangiati" d'ogni tipo, marca e modello!!!
E poi quelle frasi ormai divenute mitiche che ogni tanto mi ronzano ancora per la testa come quando ci affacciavamo da qualche torrione che non ci faceva intravedere neppure il termine del baratro.
"Ma... la corda arriverà fino in fondo"?
"Bella domanda".
"Facciamo così; ti calo così controlli la lunghezza della corda".
"Butta giù tutto; fai un po' di pulizia".

In fin dei conti un'Avventura con la "A" maiuscola, contraddistinta da scalate spesso compiute senza uno straccio di relazione, a tal proposito ecco perché posso affermare con estrema sicurezza di essere stato il primo a scalare tutto l'arco orobico, rese ancor più difficili dalla pessima roccia tipica dell'Orobia [decisamente] poco inflazionata.
Dubbi, paure e speranze racchiuse in un'espressione che frequentemente pronunciavamo: "si passerà di qua... e se provassimo di la"?
Uno degli alleati più importanti è stato il tempo. Non il tempo inteso come meteo ma il tempo scandito dal passare dei giorni, dai mesi e soprattutto dagli anni che inevitabilmente ha reso il progetto ancor più ambito. Non mi interessava finire rapidamente; un sogno da realizzare non conosce spazio e tempo.
E i metri di dislivello? Impossibile contarli... sicuramente finirebbero con "oni".
Non fraintendetemi; sto parland"0" di... milioni!
Mai e poi mai, e ripeto MAI, avrei sperato nella riuscita di un tale idea che, badate bene, è stata resa possibile grazie all'importante contributo di una super e ormai storica squadra: Luca, Filippo, Yuri e il mitico Guerino.
Ultimamente utilizzo frequentemente una frase che ben rappresenta il compimento di questo GRANDE desiderio realizzato: "la felicità non è materia che possiamo comprare o afferrare, ma è un incantesimo sospeso nell'aria". In questo caso l'incantesimo era sospeso nell'aria delle nostre bellissime montagne.
Lo scrigno delle Alpi Orobie è stato schiuso e all'interno ci saranno soltanto perle e diamanti che Riscopriremo, grazie anche alle pubblicazioni CAI, poco alla volta.

Il cuore gioisce, l'anima esulta!


Autore: Maurizio Agazzi - Altri racconti dell'autore...

Data: 19/01/2015

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