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FILM DI MONTAGNA - EVEREST



Everest Il racconto della tragedia del 1996 sull'Everest, realistico e ben girato senza eccessivi sensazionalismi, ma con qualche carenza sulla caratterizzazione dei personaggi.

Il film Everest, del regista islandese Baltasar Kormákur, racconta la tragedia del 1996 avvenuta lungo la via normale sud della montagna più alta del mondo in cui, il 10 maggio, persero la vita 9 alpinisti. Fra questi l'americano Scott Fischer, guida alpina e fondatore della Mountain Madness, agenzia alpinistica che promuoveva spedizioni commerciali in Himalaya e che aveva scalato l'Everest 4 volte, e Rob Hall, australiano, titolare della Adventure Consultants che fino ad allora aveva portato con successo 39 alpinisti in cima all'Everest.

Il 10 maggio 1996 Fischer, Hall e altri alpinisti, fra cui il forte kazako Anatoli Boukreev, guidavano diversi clienti verso la vetta dell'Everest. Nel corso della discesa una forte tempesta di neve travolse guide e clienti, alcuni dei quali riuscirono a raggiungere il campo IV sul colle Sud a 7900 metri. Boukreev, dopo essere sceso con i suoi clienti durante la mattinata, fece diversi tentativi per raggiungere Fischer. Fu però costretto a tornare indietro dopo il secondo tentativo a causa del tempo. Non lo trovò, ma riuscì comunque a salvare molte altre persone difficilmente recuperabili. Infine, intorno alle 7 dell'11 maggio Boukreev riuscì a raggiungere la posizione di Fischer, ma era ormai troppo tardi. Solo nel maggio 2010 il corpo di Fischer venne rinvenuto ad oltre 8000 metri da Chakra Karki, capo della Extreme Everest Expedition 2010, che voleva riportarlo a valle insieme a quello di altri alpinisti morti sulla montagna. Ma la famiglia Fischer ha voluto che il corpo rimanesse dove è stato trovato.

Il resoconto della tragedia del 1996 è stato raccontato in libri di grande successo come Into Thin Air (Aria sottile nell'edizione italiana) di Jon Krakauer e The Climb (Everest 1996: cronaca di un salvataggio impossibile nell'edizione italiana) di Anatoli Boukreev e Gary Weston DeWalt. Il libro di Krakauer suscitò numerose critiche per alcuni dettagli definiti non veri o distorti da altri sopravvissuti. In risposta ad esso Bukreev e Weston DeWalt pubblicarono il loro libro con la loro visione dei fatti. Due resoconti da angolazioni differenti che sono necessari per completare il quadro degli avvenimenti del 1996 sull'Everest.

Ma veniamo al film. Già nel 1997 alla vicenda venne dedicato il film-TV Into Thin Air: Death on Everest, del regista Robert Markowitz, in cui Fischer è stato interpretato da Peter Horton. In questo nuovo film che è arrivato a fine settembre 2015 sul grande schermo la vicenda viene raccontata in modo affatto spettacolarizzato ma piuttosto pulito, come il resoconto di una spedizione himalayana.

Dal punto di vista scenografico e dell'immagine non mancano i grandiosi panorami himalayani e la bellezza di quel mondo d'alta quota. Considerando l'impossibilità di effettuare le riprese direttamente sulla cima dell'Everest c'è da dire che la ricostruzione è piuttosto accurata, con parte delle riprese effettuate fra i 5000 e i 7000 metri lungo le pendici dell'Everest e sulle Alpi Venoste della Val Senales, ma anche a Cinecittà e nei Pinewood Studios nel Regno Unito. Dunque non solo ambiente ricostruito ma anche momenti di reale montagna sul campo, comprese nevicate e tempeste subite a più di 3600 metri di altezza sulle montagne altoatesine. Alcuni luoghi sembrano proprio quelli che si incontrano salendo l'Everest da sud, come l'Hillary Step, la l'Anticima Sud, la cresta finale o la cima. Le emozioni non mancano di certo, ma non suscitate da spettacolarità o sensazionalismi, quanto dalla cruda realtà della fatica, dello sforzo e dello sfinimento che la salita di un 8000 richiedono. Certo qualche momento di suspance non manca con anche qualche leggerezza o esagerazione, come la caduta dalla scala del texano Beck Weathers durante il crollo di un seracco o l'improvviso e violentissimo sopraggiungere della tempesta che investe gli ultimi alpinisti a scendere dalla vetta. Un effetto decisamente esagerato, dato che un attimo prima il cielo era praticamente sereno e un attimo dopo arriva una scura nube spinta da un fortissimo colpo di vento. Ma si tratta di un effetto forse necessario per rendere più comprensibili le condizioni meteorologiche estreme che imperversano a quelle quote durante una tempesta.

In generale un resoconto dei fatti secondo quanto raccontato dal giornalista Krakauer e dall'alpinista Boukreev nei loro libri, un racconto di come si svolge una spedizione alpinistica commerciale sull'Everest, niente di assurdo in stile Vertical Limit per intenderci. Invero manca un po' di approfondimento sui personaggi, sulle loro storie personali, sul loro stile di scalata, sulle modalità con cui hanno preso parte alla salita e alla tragedia. Del resto in un film di per sé di una certa lunghezza che deve mostrare molti aspetti della complessità di una scalata all'Everest si può capire come si sia dato maggiore rilievo all'aspetto avventuroso e pratico piuttosto che a quello introspettivo.

In ogni caso un film che vale la pena vedere e che rende in modo sufficientemente realistico la tragedia avvenuta nel 1996 sull'Everest.

Una interessante recensione del film è stata redatta dall'alpinista Manuel Lugli per Planetmountain.

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