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Cervino - Via normale italiana - 4478 m


Relazione della salita - Cima n° 496


Via Normale Cervino - Via normale italiana
Versante italiano visto da Cervinia con la cresta del Leone
Regione: Val Aosta (AostaItaliane

Alpi e Gruppo: Alpi Occidentali - Alpi Pennine - Gruppo Cervino

Provincia: Aosta

Punto di partenza: Breuil Cervinia (q. 2000 m)

Versante di salita: SW

Dislivello di salita: 2000 m - Totale: 4000 m

Tempo di salita: 10,00 h - Totale: 16,00 h

Periodo consigliato: luglio - settembre

Valle: Valtournanche - Altre cime della Valtournanche
Punti di appoggio: Capanna Carrel (q. 3835 m)
Tipo di via: Via normale
Tipo di percorso: Via di roccia
Difficoltà:   EEA - AR - IV- - D (scala difficoltà)
Attrezzatura:
Valutazione:
Libro di vetta: si
Cartografia: IGM Monte Cervino - 1:25.000
Autore: Marco Caparello Profilo di Marco Caparello - Altre salite dell'autore
Data della salita: 30/07/2005
Data pubblicazione: 02/07/2007
N° di visualizzazioni: 100174
N° voti: 43 - Voto medio: Voto 5 stelle

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Introduzione:

Grazie alla sua posizione assolutamente isolata rispetto a tutte le altre vette che lo circondano, la vista che si gode dalla vetta del Cervino è assolutamente invidiabile a 360°. E´ un vero balcone naturale sul vicino massiccio del Rosa, verso SE, di cui si riconoscono facilmente tutte le vette, dal Breithorn alla più distante punta Gnifetti sulla quale si nota benissimo la scura sagoma della Capanna Margherita. Scorrendo verso S ammiriamo sotto i nostri piedi il sinuoso percorso della val Tournenche che da Breuil-Cervinia scende sino alla confluenza con il vallone principale della val d´Aosta, in lontananza verso S si riconosce nelle giornate più limpide la triangolare forma di un altro Sire di Pietra, il MonViso che domina su una linea intricatissima di vette, irriconoscibili tra di loro, che comprende montagna delle valli di Susa, Lanzo e Locana. Scorrendo verso W appare ben delineata e candida la sagoma del massiccio del Gran Paradiso e della rocciosa Grivola, un largo spazio di cime irriconoscibili e si giunge ad ammirare la tozza sagoma del monte Bianco che antecede il più vicino Gran Combin. Più in basso sempre nella stessa direzione ammiriamo la rocciosa cresta di vetta della Dent d´Herens che sovrasta il lungo vallone glaciale che scende sino sotto il versante N del Cervino. Sempre bella la perfetta forma della Dent Blanche posta verso N e più bassa di circa 100 metri. Verso E si succedono quindi le diverse vette svizzere a quota 4000, dal Bishorn alla Weisshorn sino al Zinalrothorn e le altre cime del Mischabel che ci permettono di ricongiungerci nuovamente col massiccio del Rosa.

La salita, in condizione ottimale, della Cresta del Leone di cui tratta la relazione può essere affrontata dall periodo tardo estivo sino a quello inizio autunnale, approssimativamente da inizio luglio sino a metà settembre. Si tenga tuttavia conto che, data l´elevata quota e la natura del terreno è sufficiente una notte di neve per rendere immediatamente impraticabile la salita al Cervino. Consiglio di effettuare la salita solo sapendo di avere condizioni meteo stabili, vuoi per ammirare lo stupendo panorama dalla vetta, vuoi per evitare di rimanere bloccati in quota per improvvisi mutamenti meteorologici.Per conoscere la condizione della Montagna si possono consultare le moltissime webcam puntate su di essa e, in ogni caso, contattare l´Ufficio delle Guide del Cervino (0166.948169).

La via normale italiana, di cui tratta la relazione, si sviluppa grossolanamente lungo il filo di cresta che collega il colle del Leone con il pic Tyndall ed infine la vetta del Cervino, venendo a prendere il nome di Cresta del Leone. Pur essendo più breve della via normale svizzera sulla cresta dell´Hörnli, risulta essere più difficile arrivando ad avere numerosi tratti di IV grado a grande altezza, oggi per fortuna facilmente ma faticosamente superabili grazie a delle solide corde fisse ed una scala a pioli posta nel tratto superiore. Dalla Capanna Carrel, punto di partenza della salita vi sono circa 700 m di dislivello da compiersi in circa 5h; si rammenti tuttavia che l´impegno maggiore, soprattutto mentale, lo si sosterrà nella lunga e, a volte, delicata discesa dalla vetta sino a Cervinia.


Accesso:

Da Cervinia prendiamo il primo troncone degli impianti per Plateau Rosà che conducono sino ai 2.500 m di Pian Maison dove, con percorso ben segnalato e sostanzialmente pianeggiante raggiungiamo il rifugio privato Oriondè (ex Duca degli Abruzzi), in fase di restauro nel 2005. Il sentiero, Alta Via n.3, effettua dapprima un mezzacosta in senso antiorario sul fondo della val Tournenche su prati e passando sotto alcuni impianti di risalita poi continua su terreno morenico attraversando un paio di torrenti che discendono dai ghiacciai ai piedi del Pic Tyndall e monte Cervino. Si giunge così facilmente alla località Oriondè (2.802 m; 1h). Risalito il pendio erboso posto dietro al rifugio in costruzione in direzione N ritroviamo facilmente una larga traccia che si porta fin sotto una diagonale più ripida che da accesso ad un pianoro di pascoli e detriti. Sempre seguendo l´evidente traccia superiamo un gradino roccioso giungendo in breve accanto alla Croce Carrel, eretta proprio a memoria di J.A. Carrel che qui morì di fatica dopo aver ricondotto a valle dalla vetta del Cervino due clienti in seguito ad una tormenta (2.920 m; 1h15´). Proseguendo sulle rocce soprastanti giungiamo in terreno detritico ove grazie a sporadici ometti e segnali di vernice rossa seguiamo la traccia che ci porta sino accanto ad un primo nevaio posto alla base di una parete rocciosa abbastanza ripida e strapiombante. Saliamo a margine sinistro del nevaio sino sotto le pareti e ci infiliamo in un ripido canalone roccioso che sale in direzione W dapprima con traccia su facili detriti sul fianco destro del canalone (senso di salita) e subito dopo portandosi al centro su facili rocce che dovranno essere affrontate in alcuni tratti con elementare arrampicata sino a guadagnare la sommità del canalone stesso.

Da qui ritroviamo l´evidente traccia che riprende a salire in direzione N sul pendio detritico che sale deciso verso la Testa del Leone. Seguendo le frecce di vernice rossa passiamo accanto ad un torrentello risalendo facilmente il pendio e giungendo alla base di un pendio innevato che costeggeremo sulla destra sin sotto alcune rocce che saranno superate grazie ad alcune strette cenge rocciose (3.300 m; 2h30´). Superato il salto roccioso la traccia sale più ripida su una pietraia che si spinge sin alla base della Testa del Leone ove le rocce si fanno più grosse e verticali; a tal punto la traccia giunge sin sul bordo di un largo canalone detritico per poi discenderlo brevemente ed attraversarlo in direzione NE, praticamente a mezzacosta, in un tratto abbastanza esposto alla caduta pietre dalle soprastanti pareti della Testa del Leone. Ancora un breve percorso a mezzacosta sempre su cenge detritiche e giungiamo, perdendo qualche metro di quota, allo stretto intaglio del Colle del Leone dal quale ha inizio la Cresta SW del Cervino, la Cresta del Leone (3.581 m; 3h15´). Inizia poco dopo il Colle del Leone (dietro Luca e Marco) il tratto più impegnativo della salita alla Capanna J.A. Carrel Attraversato l´intaglio si superano alcune rocce rosse e si sale in cresta sul versante meridionale su un evidente canalino diagonale giungendo in un tratto di terreno detritico ove la traccia diventa nuovamente evidente dirigendosi verso un risalto roccioso verticale. Lasciando sulla destra una parete più verticale proseguiamo, sulla sinistra, sulla traccia fino alla base delle placche inclinate della cresta risalendo un breve tratto ripido (II) sul quale è possibile trovare alcuni chiodi ai quali assicurarsi se si decide di procedere in cordata. Superato tale tratto si giunge su un´ampia placca inclinata denominata Placca Seiler oltre un piccolo diedrino (III). Ancora un breve tratto di placca (II) e, sempre sul versante meridionale aiutandoci con le corde fisse superiamo un breve passaggio abbastanza esposto ed inclinato per giungere alla base di una modesta parete verticale di circa 10 metri ove sale diritta l´ennesima utilissima corda fissa; senza tale attrezzatura la salita sarebbe valutabile sicuramente almeno con un grado IV+.

In passato questo tratto non esisteva, al suo posto c´era il famoso passaggio denominato Cheminée, diedro di una dozzina di metri cancellato nel 2003 da un´importante frana sulla Cresta del Leone. Superato il passaggio sulla parete verticale la pendenza si addolcisce notevolmente e, seguendo sempre la corda fissa uscimao dal tratto più impegnativo della salita alla Capanna J.A. Carrel; ci rimane da percorrere ancora un modesto tratto su terreno detritico alternato da brevi placconate sul filo di cresta per risalire i rimanenti 50 metri di dislivello che ci rimangono per raggiungere l´evidente costruzione del bivacco sopra le nostre teste (3.835 m; 4h30´).


Descrizione della salita:

Usciti dal bivacco risaliamo le facili roccette che portano alla spianata sulla quale sorgeva una volta la Capanna Luigi Amedeo, andata distrutta pochi anni fa, per superare un sottile tratto di cresta che conduce immediatamente alla prima corda fissa della salita, la celebre Corda della Sveglia che ci consente di superare atleticamente una bella placca con tetto finale (III+) per portarci sul versante meridionale della Gran Tour evitandone lo spigolo, sulle placconate ed aeree cenge verso destra; risalire un intaglio roccioso e attraversare l´incassato Vallon des Glaçons per portarsi, sempre seguendo le corde fisse verso sinistra, sul soprastante terrazzino. Al termine delle corde fisse spostarsi in orizzontale verso destra, in direzione di uno stretto passaggio orizzontale tra due rocce, che da accesso ad un estetico camino di 25 metri che risaliremo aiutandoci con un solido ma non essenziale canapone, sino alla cengia soprastante (II+); qui termina la prima serie di corde fisse.

Con un altro tratto orizzontale verso destra, su cenge protette da sporadici spit, giungiamo sotto un canalino, oltre alcuni roccioni più grossi che risaliremo in direzione dell´evidente cresta formata da diversi gendarmi rocciosi, la Cresta du Coq: il primo tratto viene affrontato sulle facili cenge del versante italiano per poi ritornare in cresta superando un ripido salto roccioso piegando a destra lungo una bifida cengia inclinata, sottile ed abbastanza esposta, denominata Mauvais Pas (III), giungendo ai piedi di una placca Rocher des Ecritures ove dovrebbe trovarsi inciso il nome di J.A. Carrel. Giungiamo infine nel punto in cui dobbiamo discendere brevemente, sempre su cenge e facili roccette, verso quel che resta del ghiacciaio del Linceul; sul margine superiore del nevaio è fissato un utile cavo metallico sul quale potremo facilmente proteggerci. Giunti al termine del cavo metallico ci si sposta ancora brevemente verso destra seguendo sporadici chiodi, fettucce e bolli rossi, per poi salire decisi verso la cresta in direzione dell´evidente catena che pende in un netto intaglio verticale emergente sul filo di cresta: si tratta della Grande Corde o Corde Tyndall lunga circa 30 metri che ci aiuterà moltissimo, soprattutto nel suo ripido tratto terminale (III+) (4.080 m; 2h).

Giunti sul filo di cresta l’arrampicata è aerea ed esposta, mai difficile, su roccia pulita e salda: è possibile trovare in questo tratto, a guidarci nei passaggi, pochi bolli rossi sbiaditi, chiodi con fettuccia e spit. Inizialmente il suo sviluppo è su facili lastroni appoggiati per poi portarsi a superare brevi e semplici semplici salti rocciosi tenendosi, comunque, tendenzialmente sempre in cresta o sul versante svizzero. Dopo un lungo tratto, quasi in vetta al pic Tyndall, il terreno diventa detritico e giungeremo sotto un salto roccioso di circa 15 metri, più rilevante dei precedenti, che dovrà essere affrontato direttamente sul filo di cresta o nell´evidente intaglio, poco a destra della cresta sopra un ripido canalino detritico, con brevi passi di arrampicata (II) sino a giungere sulla Gravate, cengia esposta sul versante italiano che, si riporta in cresta permettendoci di sbucare in cima al pic Tyndall; in questo tratto non ci sono molti evidenti segni rossi, chiodi o fettucce a guidarci tuttavia potremo fare affidamento sulle evidenti rocce rigate e levigate da innumerevoli punte di ramponi, chiaro segno, se non coperte dalla neve, della via di salita e discesa preferenziali (4.241 m; 3h).

Dalla vetta del pic Tyndall si prosegue verso la Testa del Cervino sul filo di cresta che a mano mano diventa sempre più sottile ed esposto sui due ripidissimi versanti settentrionale e meridionale. Facilmente questo tratto di percorso potrà essere innevato, in tal caso si ponga moltissima attenzione alle eventuali cornici!! In ogni caso tale tratto di cresta è delicato quanto stupendo; ci troveremo a disarrampicare due brevi torrioni, delicati e lievemente strapiombanti, comunque ben protetti da alcuni chiodi con fettuccia e spit. Ultimo passo che ci separa dalla Testa del Cervino è il superamento di uno stretto e ripidissimo intaglio che, se non si ha la fortuna di trovarlo colmato dalla neve, dovrà essere affrontato proprio con una sgambata: non a caso tale passaggio è denominato Enjambée.

Segue un tratto di salita su facili ma abbastanza bifide rocce, quasi sempre ghiacciate, che tuttavia non risulta essere molto ben evidente; dal basso è possibile però ben vedere la prima della serie di corde fisse che ci permetterà di vincere questi ultimi cento metri di dislivello, puntiamo ad essa tenendoci tendenzialmente sulle solide rocce di un netto diedro che forma sopra un ampio terrazzino Col Félicité ove parte il canapone. Risalito il ripido muretto di una decina di metri che segue, servito dalla corda fissa, ci dirigiamo contro un´altra ripida parete, poco più alta della precedente, ove comincia un´altra corda fissa che, superate delle difficili placconate e spostandosi infine leggermente in traverso verso destra, permette di arrivare al primo gradino penzolante della Scala Jordan, scala di corda con 25 robusti pioli in legno che ci permette di superare, faticosamente, una placca strapiombante molto esposta di una decina di metri, altrimenti decisamente difficile (IV+).

Dopo la scala la Corda Piovano ci aiuta a salire un ripido e solido diedro verso sinistra sino a sbucare sopra una bella placconata spiovente, sempre servita dal canaponeche verrà superata su una sottile fessura, la Gite Wentworth, a riguadagnare lo spigolo della cresta formata ora da solidissimi blocchi granitici. Terminata l´ultima corda fissa oltre la placca spiovente si risalgono le facili rocce di cresta, superando un estetico diedrino, per giungere infine sulla cima della vetta italiana del Cervino e in breve alla Croce posta nel colletto tra le due opposte vette (4.476 m; 5h).

Per raggiungere la vetta svizzera, di due metri più elevata rispetto a quella italiana, è sufficiente percorrere sul filo tutta l´aerea cresta sommitale facendo molta attenzione alle eventuali cornici sugli impressionanti versanti N e S (4.478 m; 5h10´).


Discesa:

Seguendo esattamente l´itinerario di salita, a meno che non si voglia effettuare la traversata della montagna, scendendo lungo la via normale svizzera che percorre la cresta dell’Hörnli. Nei pezzi più impegnativi della Cresta del Leone è possibile sempre effettuare delle calate in corda doppia, risparmiando tempo ed energie preziose per la lunga discesa che ci aspetta. E´ doveroso rammentare di porre la massima attenzione nelle calate, controllando bene gli ancoraggi sui quali ci si cala e l´esattezza delle proprie manovre, onde evitare di farsi seriamente male (4h).


Note:

Via normale italiana per la cresta del Leone. Attrezzatura necessaria: piccozza, ramponi, caschetto, almeno una decina di rinvii, 4-5 anelli di fettuccia, 2 mezze corde, abbigliamento adeguato alla quota.

Pericoli: ricordiamoci che stiamo parlando di una montagna di quasi 4.500 metri al centro dell´attenzione di tantissime persone, anche di chi non ha le capacità tecniche o fisiche per poterla adeguatamente affrontare. NON si tratta assolutamente di una ferrata d´alta quota come molti sono abituati a pensarla!!! Anzi, i canaponi e le zone attrezzate rappresentano una minima parte dell´itinerario di salita alla vetta dalla Capanna J.A. Carrel. Può sembrare scontato ma l´ambiente in cui si è immersi è tra i più severi d´alta quota, su terreno mai troppo saldo ed esposti ai capricci del meteo assai mutevole e del terreno comunque sconosciuto sul quale dovremo risalire. Affrontare questa montagna in condizioni poco adatte o senza le dovute precauzioni, per esempio slegati o privi di un adeguato equipaggiamento ed abbigliamento, può rivelarsi assolutamente rischioso se non letale per molti salitori. Il Cervino deve essere salito esclusivamente in condizioni meteo al bello stabile e in cordata... che già in questo modo di rischi se ne corrono a sufficienza, dal semplice sasso che può colpirti al più semplice scivolone che quassù può davvero avere risvolti tragici!!

Note: la Capanna J.A. Carrel sorge sulla prima parte della Cresta SW del Monte Cervino, la cosiddetta Cresta del Leone e sostituisce quello che era il vecchio bivacco Luigi Amedeo, oggi non più esistente. Tale struttura rappresenta l´essenziale punto di appoggio per la salita al Cervino su quella che è considerata la via normale italiana. Non è un rifugio custodito tuttavia è molto grande (50 posti letto) e dotato di gas centralizzato, fornelli e tegami, molto utili per sciogliere neve o per far da mangiare. Il costo del pernottamento è attualmente di 15 € cadauno da inserire nell´apposita cassetta o da consegnare, nel caso fosse presente, ad una Guida Alpina del Cervino essendo la Capanna Carrel di proprietà della Società Guide del Cervino.

(Tutte le foto della salita sul sito dell´autore www.kaps.it)


© VieNormali.it

Via Normale Cervino - Via normale italiana - Tratto di cresta ghiacciata Via Normale Cervino - Via normale italiana - Dopo la Corda Piovano la spiovente placca che porta alla Gite Wentworth Via Normale Cervino - Via normale italiana - Sulla vetta italiana
Tratto di cresta ghiacciata Dopo la Corda Piovano la spiovente placca che porta alla Gite Wentworth Sulla vetta italiana

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Revisione: relazione rivista e corretta il 07/06/2011 dalla redazione di VieNormali.it

  


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