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Cornone di Blumone - dalla Valle di Braone - 2843 m


Relazione della salita - Cima n° 3328


Via Normale Cornone di Blumone - dalla Valle di Braone

Il Cornone di Blumone da W, dalla Cima Terre Fredde
Regione: Lombardia (BresciaItaliane

Alpi e Gruppo: Alpi Occidentali - Alpi Retiche - Gruppo Adamello

Provincia: Brescia

Punto di partenza: Case Faet, località Piazze (q. 970 m)

Versante di salita: NE

Dislivello di salita: 2056 m - Totale: 4112 m

Tempo di salita: 7,00 h - Totale: 14,30 h

Periodo consigliato: agosto - settembre

Punti di appoggio: Rifugio Tita Secchi (q. 2367 m)
Tipo di via: Via normale
Tipo di percorso: Traccia e roccette, passaggi su roccia
Difficoltà:   E - A - I - F (scala difficoltà)
Attrezzatura:
Valutazione:
Libro di vetta: si
Cartografia: KOMPASS N. 71 – Adamello La Presanella 1:50000
Autore: Piero V.  Profilo di Piero V. - Altre salite dell'autore
Data della salita: 21/09/2019
Data pubblicazione: 29/09/2019
N° di visualizzazioni: 424
N° voti: 1 - Voto medio: Voto 5 stelle

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Introduzione:

Stupendo castello di rocce scure, particolarmente imponente e attraente visto da W e da S. Sorge isolato e circondato da vaste pietraie ed è l’incontrastato signore di queste terre, dalla conca del Termine a quella del Gàvero e del Lago della Vacca. È una cima molto nota e frequentata, dalla vetta si può ammirare un panorama stupendo che va dal Monte Rosa e la catena dei Mischabel ad W, alle Dolomiti e alle Prealpi Venete ad E, e nel mezzo centinaia di vette, le Prealpi Bresciane, le Orobie, il Disgrazia, il Bernina, il Gruppo della Piazzi, il Corno Baitone, l’Adamello, il Monte Fumo, il Crozzon di Làres, il Cavento, il Caré Alto e la Presanella, solo per citare le più elevate.
L’itinerario di avvicinamento proposto dalla Valle di Braone è piuttosto insolito, lungo e con un dislivello considerevole, ma si svolge in un ambiente di notevole interesse naturalistico e paesaggistico: dai fitti boschi della bassa valle che si sviluppano per più di 600 metri di dislivello, alla spettacolare visione sul Pizzo Badile Camuno, alle Foppe di Braone circondate da dossi montonati e circhi glaciali, ai meandri naturali del torrente Palobbia e delle sue numerose zone umide e torbiere. Non da ultimo, si può ammirare l’interessantissimo comprensorio delle Terre Fredde che presenta tra l’altro una vasta gamma di tipologie di rocce. Molto bello e panoramico è anche il percorso tra il Passo del Frerone, il Passo della Vacca e il Rifugio Tita Secchi.
La salita alla vetta si svolge invece dalla frequenta via normale, interamente segnalata, dal Rifugio Tita Secchi e per il versante NE, che non presenta particolari difficoltà, al di là di semplici passaggi di I°.
Dato il notevole sviluppo e dislivello dell’itinerario è ovviamente consigliabile pernottare all’accogliente Rifugio Tita Secchi. Gli altri 2 rifugi che s’incontrano risalendo la Valle di Braone, il Prandini (q. 1979 m) e il Gheza (q. 2087 m), sono generalmente chiusi.
Riguardo il periodo, si consiglia il mese di agosto e settembre, quando non c’è neve e quindi i ramponi non sono necessari e i segnavia, presenti su tutto l’itinerario fino in vetta, sono ben visibili.


Accesso:

1°giorno.
Difficoltà: E
Ore di salita dal parcheggio al Rifugio Tita Secchi: 5,00
Dislivello in salita: 1510 m
Dal paese di Ceto in Val Camonica, in corrispondenza di un bivio con una fontana e una cappelletta, si seguono le indicazioni di un cartello per Valpaghera. Si sale lungo questa stradina asfaltata, ma stretta e con il fondo sconnesso fino a giungere alla località Faet. Al primo tornante sinistrorso sopra queste case c’è un bivio con una stradina asfaltata sulla destra, si parcheggia all’imbocco di questa stradina, a circa (q. 970 m). Si potrebbe salire fino al successivo tornante sinistrorso e seguire verso destra le indicazioni per le Case Scalassone, ma concentriamoci su quello sottostante. Parcheggiata l’auto, si seguono le indicazioni dei cartelli in legno che riportano la località in cui ci si trova: Piazze e la prima destinazione: Rifugio Prandini a h 3.00 e il segnavia 38.


Descrizione della salita:

Si segue quindi questa stradina asfaltata in lieve pendenza che entra subito nel bosco e poco più avanti, in corrispondenza di alcune case, diventa con il fondo in parte cementato in parte lastricato. La strada diventa poi sterrata, la si segue per un breve tratto, fino ad un’area picnic dove c’è un bivio. Qui si prende la mulattiera sulla destra, i cartelli in legno riportano l’indicazione per Località Foppe, Rifugio Prandini e Gheza. Cinquanta metri dopo, c’è un nuovo bivio, si prende ancora a destra per Malga Foppe. Il sentiero inizia a salire ripido nel fitto bosco, si tralascia poi a sinistra il Percorso della Cascata Braone (Funtanì de l’aiva fréda) e si continua a destra. Si prosegue lungo il sentiero, poco segnalato ma sempre ben evidente, che sale a lungo nel bosco, con numerose svolte, traversando dentro e fuori da numerose coste e superando alcuni corsi d’acqua.
Si attraversa poi il torrente Palobbia sopra un bel ponte in legno, da destra verso sinistra e si riprende a salire nel bosco, ancora per un lungo tratto, fino a giungere ad un bivio segnalato dall’ennesimo cartello, dove si prende a destra per il Rif. M. Ghezza a h 1,30 e dove il bosco incomincia a diventare più rado. Poco più avanti, in un tratto pianeggiante e all’aperto, si riattraversa il torrente, ora da sinistra verso destra, sopra un ponte in legno, mentre sulla destra si potrà notare una cappelletta sopra un grosso masso. Inizia qui una lunga distesa di prati in lieve pendenza o quasi pianeggianti, al centro della valle, che si risalgono seguendo la traccia sempre abbastanza visibile e ora anche ben segnalata con bandierine di colore bianco-rosso e molto più avanti anche di colore bianco-giallo.
Giunti al termine di questi prati pianeggianti che qui presentano lunghe distese di ghiaioni alluvionali, sulla sinistra si potranno notare un paio di baite, la Malga Foppe di Sotto (q. 1700 m), mentre il nostro sentiero si alza sulla destra. Superato questo gradone, la traccia, sempre segnalata, traversa a sinistra e per dossi erbosi con affioramenti rocciosi, in un rado bosco, sale fino a raggiungere, all’aperto, il Rifugio Prandini (q. 1979 m). Alle spalle del rifugio si prosegue lungo il sentiero segnalato e dopo aver risalito alcuni dossi, si scende brevemente a sinistra, si attraversa un piccolo torrente sopra un ponticello e poche decine di metri più avanti si arriva al rifugio Gheza (q. 2087 m). Da qui si seguono le indicazioni di un cartello che riporta: Bivio sentiero n. 18 ore 2,30 e Passo Frerone ore 1,45 (segnavia 38).
Si risalgono quindi per pascolo e in direzione SE le Foppe di Braone, si tralascia poi a destra il sentiero con il segnavia 79 per le Porte di Stabio e si prosegue ancora in direzione SE con il segnavia 38. La traccia sale per dossi nel bellissimo ambiente delle Terre Fredde, fino a raggiungere il panoramico Passo del Frerone (q. 2444 m), da dove si ha una spettacolare visione sul Cornone di Blumone, il Monte Frerone e molte altre vette. Da qui, tralasciando le indicazioni verso destra per Monte Frerone e Bazzena e, seguendo le indicazioni scritte su di un grosso masso per Lago Vacca, si scende sul versante opposto, perdendo circa 100 metri di dislivello. Poco oltre si arriva ad un bivio segnalato, dove si prende a sinistra.
Il sentiero diventa ora una bellissima e larga mulattiera lastricata che sale in lieve pendenza fino al Passo della Vacca (q. 2359 m). Il nome prende origine da un curioso roccione ben visibile, situato poco a S del valico, che richiama appunto il profilo dell’animale. Si prosegue poi sulla mulattiera che ora diventa un po’ altalenante e in breve si arriva alla casa dei guardiani della diga e pochi metri sopra al Rifugio Tita Secchi (q. 2367 m).

2°giorno.
Difficoltà: F
Ore di salita dal Rifugio Tita Secchi alla vetta: 2,00
Dislivello in salita: m 546
Dal rifugio si segue la mulattiera segnalata che inizialmente costeggia il Lago della Vacca e poi sale per una zona pietrosa in direzione NNE. Si tralascia a sinistra una deviazione per la Val Paghera (reincontreremo questi segnavia se scenderemo dal consigliabile percorso di cresta tra la Cima Laione e la Cima Terre Fredde) e si prosegue lungo la mulattiera che con alcune svolte conduce al Passo di Blumone (q. 2633 m).
Da questo valico, seguendo i segnavia si risale sulla destra un avancorpo dell’anticima del Blumone, aggirandone in questo modo la sua cresta che rimane a sinistra. Con qualche semplice passaggio di I° si arriva poi al termine di questo avancorpo e all’inizio della traversata del versante NE della montagna, che si svolge su terreno detritico poco ripido. I segnavia, talvolta un po’ distanziati, traversano per un lungo tratto in leggera discesa e puntano verso un pendio detritico posizionato in basso e a sinistra del castello roccioso della vetta.
Da lontano tale pendio potrebbe sembrare assai ripido, ma in effetti non lo è. Dopo averlo risalito si volge a destra e si prosegue, seguendo sempre i segnavia, in un largo canale situato poco a sinistra della cresta NE. Anche qui con alcuni semplici passaggi di I° si supera il canale e si arriva in vetta, dove c’è una croce e poco più a S il segnale trigonometrico. Se si ha la fortuna di trovare una giornata tersa, si potrebbe passare un’intera mattinata ad ammirare il vastissimo panorama, ma la discesa è lunga, bisogna affrettarsi.


Discesa:

Si offrono 2 possibilità, in entrambi i casi, come già accennato, il percorso è lungo.
1°) Dal Rifugio Tita Secchi, poi si risale al Passo del Frerone e da qui si scende in Valle di Braone, seguendo ritroso l’intero itinerario di salita.
2°) Dal percorso di cresta.
In questo caso, ridiscesi al Passo di Blumone (q. 2633 m), inizialmente si seguono i segnavia che risalgono la cresta di collegamento con la Cima Laione, poi li si abbandonano e si prosegue lungo la cresta, molto ampia, sulle tracce di un sentierino e si arriva su questa vetta (q. 2757 m) senza alcuna difficoltà, dove c’è una bella madonnina. La vera cima è un masso squadrato distante una ventina di metri che si risale facilmente da N. Si scende poi dalla medesima cresta per una trentina di metri o poco più, fino ad individuare, a destra, un facile pendio erboso che permette di traversare facilmente l’intero versante S della montagna.
Ben presto si rincontrano i segnavia tralasciati in salita, sotto il Passo di Blumone. Si seguono sempre questi segnavia che si mantengono sulla larga ed elementare dorsale pietrosa che scende in direzione SW al Passo di Laione (q. 2528 m). Da questo valico in breve si sale alla Cima Galliner (q. 2576 m) su bella mulattiera militare. Ridiscesi da questa terza cima, si risale il larghissimo pendio N, in parte erboso e in parte detritico che in 15 minuti conduce in vetta alla quarta montagna, la Cima Terre Fredde (q. 2645 m). Si scende poi di nuovo alla selletta tra le due montagne e da qui si imbocca la bellissima mulattiera militare, segnalata, (non riportata sulla carta della Kompass) che scende con numerosissime svolte in direzione NW e raggiunge il Forcellino di Mare (q. 2191 m).
Da questo valico si segue il sentiero segnalato che scende in direzione S. Giunti ad un bivio in un tratto pianeggiante, si prende a sinistra e si passa sopra ad un ponticello in pietre, dove sotto scorre un piccolo corso d’acqua. Poco più in basso, ad un nuovo bivio, si prende a destra e poi in breve si arriva al Rifugio Gheza. Da qui si segue ritroso l’itinerario di salita del giorno precedente e si scende in Valle di Braone fino al parcheggio.
Dal rifugio Tita Secchi alla vetta del Blumone ore 2,00 e da questa vetta al parcheggio seguendo il percorso di cresta, circa ore 7,30. Quindi per questo itinerario prevedere circa ore 9.30 / 10,00 di cammino.
Dal Passo di Blumone alle Cime Laione, Galliner, Terre Fredde e discesa dal Forcellino di Mare, difficoltà: E


© VieNormali.it

Via Normale Cornone di Blumone - dalla Valle di Braone - L’itinerario dal Passo di Blumone
Via Normale Cornone di Blumone - dalla Valle di Braone - All’inizio del traverso del versante NE
Via Normale Cornone di Blumone - dalla Valle di Braone - Panorama di vetta, verso N
L’itinerario dal Passo di Blumone All’inizio del traverso del versante NE Panorama di vetta, verso N

Zoom immagini: passare col mouse sopra le immagini per vedere un ingrandimento (attendere il completo caricamento della pagina).

Revisione: relazione rivista e corretta il 29/09/2019 dalla redazione di VieNormali.it

  


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