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NEVE E VALANGHE - 1° parte



Caratteristiche del manto nevoso e prevenzione degli incidenti da valanga


A cura di Roberto Ciri

L'attività escursionistica o alpinistica invernale o su neve non può prescindere da una buona conoscenza in tema di neve e valanghe e dalla capacità di valutazione della stabilità del manto nevoso.

L'argomento neve e valanghe sarà trattato in tre articoli relativi a:
  1. Neve: caratteristiche ed evoluzione del manto nevoso
  2. Valanghe: caratteristiche, condizioni e fattori di distacco
  3. Valanghe: incidenti, autosoccorso e ricerca




Nota: questa serie di articoli ha uno scopo puramente informativo, per diffondere la conoscenza dei rischi connessi all'attività escursionistica o alpinistica in montagna in caso di innevamento, e non costituisce un manuale di istruzioni relativamente alla progressione su neve, ghiaccio o scialpinismo. Per approfondimenti sull'argomento e sulle tecniche di progressione su terreno innevato si rimanda alla lettura del manuale n. 14 del CAI "Alpinismo su ghiaccio e misto", della Commissione Nazionale delle Scuole di Alpinismo e Sci Alpinismo.


Neve: caratteristiche ed evoluzione del manto nevoso


La neve rappresenta una forma di cristallizzazione dell'acqua, o meglio del vapor acqueo: i cristalli di neve si formano all'interno delle nubi in presenza di alta umidità, particelle di polveri e sali in sospensione e basse temperature.

La temperatura dell'aria nell'atmosfera varia al variare della quota: in una massa d'aria ferma (ovvero senza correnti) la temperatura diminuisce di 0,6 °C ogni 100 m di dislivello. La quota a cui si ha lo zero termico è l'altitudine alla quale la temperatura media dell'aria è di 0 °C, misurata in aria libera, ovvero lontano dal terreno.

In presenza di aria con temperatura intorno ai 0 °C le molecole d'acqua presenti nelle nubi condensano intorno a particelle di polvere che costituiscono i nuclei di congelamento, dando origine a cristalli a struttura esagonale. Esiste una grande varietà di cristalli di neve (oltre 3000 tipi), sebbene i cristalli di neve fresca vengono suddivisi in aghi, colonne, piastre, dendriti stellari, irregolari, neve pallottolare, sferette di ghiaccio e grandine.


Tipi di superficie del manto nevoso


La superficie nevosa si suddivide in 8 tipi:

  1. Neve fresca: è la neve che si presenta durante e subito dopo una nevicata, caratterizzata da uno spessore uniforme indipendentemente dalla pendenza del terreno. Si suddivide in:

    • - neve fresca asciutta o farinosa: formata da cristalli o piccoli fiocchi, leggeri ed asciutti, scricchiola sotto gli scarponi e non si appallottola

    • - neve fresca umida o bagnata: formata da neve pesante, forma zoccolo sotto gli scarponi e si appallottola facilmente

  2. Neve compatta da vento: si forma in presenza di forte vento durante o dopo la nevicata, con formazione di compatti strati superficiali portanti in grado di sostenere il peso di una persona.

  3. Crosta da rigelo: è il manto nevoso che ha subito un riscaldamento per irraggiamento solare e che poi si è risolidificato, può sostenere o meno il peso di una persona.

  4. Neve primaverile: è il manto nevoso che ha subito processi di fusione e rigelo e la cui consistenza varia nell'arco della giornata: dura e resistente durante la notte o di prima mattina; firn, ovvero neve appena sgelata in superficie ma compatta e portante in profondità; marcia, ovvero con presenza di acqua in superficie che può scorrere anche all'interno del manto nevoso.

  5. Erosioni da superficie: si hanno quando il manto nevoso presenta delle irregolarità quali solchi, che si formano lungo la massima pendenza a causa dello scorrimento dell'acqua, e dune e sastrugi, che sono ondulazioni prodotte dall'erosione del vento.

  6. Neve pallottolare: si tratta di cristalli brinati formatisi in masse turbolente e che formano strati di piccolo spessore; è particolarmente infida dal momento che una volta ricoperta da altri strati di neve più compatta può diventare un piano di slittamento per una valanga.

  7. Brina di superficie: si forma al suolo per congelamento del vapor acqueo presente nell'aria, formando aghi o foglie di ghiaccio.

  8. Brina opaca o galaverna: si tratta di brina che si forma a contatto con superfici fredde (come croci di vetta o tralicci) in presenza di nebbia e vento e temperature inferiori a 0 °C.


Evoluzione del manto nevoso


Il manto nevoso è costituito da strati di neve sovrapposti prodotti da nevicate successive e dall'apporto di neve da parte del vento.

Una volta giunti al suolo i cristalli di neve perdoni le loro caratteristiche e subiscono delle trasformazioni, assumendo il nome di grani.

Ogni strato di neve presenta caratteristiche differenti definite da:

  • tipo di grano di neve
  • spessore
  • temperatura
  • densità
  • durezza

In primavera la massa di neve si riscalda e i vari strati si fondono in un'unica massa omogenea.

La stabilità del manto nevoso dipende dall'inclinazione del pendio e dal tipo di grani di cui sono costituiti gli strati di neve. L'elemento che determina la trasformazione della neve è la differenza di temperatura tra la superficie del manto nevoso e il terreno, definito dal gradiente di temperatura (GT), ovvero dalla variazione di temperatura per centimetro di spessore del manto nevoso.

Per convenzione si definiscono tre tipi di gradiente:

  1. debole gradiente: GT < 0,05 °C/cm
  2. medio gradiente: 0,05 °C/cm < GT < 0,20 °C/cm
  3. forte gradiente: GT > 0,20 °C/cm


Il gradiente di temperatura determina il tipo di metamorfismo del manto nevoso:

  1. metamorfismo di neve asciutta o secca: si verifica con temperatura inferiore a 0 °C e con assenza di acqua liquida all'interno della neve, determinando la formazione di:

    1. grani fini e rotondi ben saldati fra di loro in caso di basso gradiente

    2. grani sfaccettati con spigoli in caso di medio gradiente

    3. brina di profondità o cristalli a calice in caso di alto gradiente

  2. metamorfismo di neve umida o bagnata: si verifica con temperatura vicina a 0 °C con formazione di grani da fusione e rigelo

  3. metamorfismo da debole gradiente (distruttivo): si verifica con debole gradiente termico e porta alla formazione di grani arrotondati di piccole dimensioni (0,2-0,4 mm)

  4. metamorfismo da medio gradiente (costruttivo): si verifica con medio gradiente termico e porta alla formazione di cristalli sfaccettati (0,3-0,5 mm)

  5. metamorfismo da forte gradiente (costruttivo): si verifica con forte gradiente termico e porta alla formazione di brina di profondità o cristalli a calice (0,5-1 mm o più)

  6. metamorfismo da fusione e rigelo: si verifica con presenza di acqua liquida nella neve e temperatura vicina a 0 °C, porta alla formazione di grani da fusione e rigelo di forma tonda (0,6-1,5 mm)


Nella seconda parte dell'articolo saranno descritti i processi di movimento delle masse nevose che danno origine alle valanghe.

Riferimento bibliografico: manuale n. 14 del CAI "Alpinismo su ghiaccio e misto", della Commissione Nazionale delle Scuole di Alpinismo e Sci Alpinismo


Scarica l'articolo in PDF: Neve-e-valanghe-parte1.pdf
(fai click con il tasto sinistro sul link e poi salva il file direttamente da Acrobat Reader)


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