Si trova poco a N del più rinomato Cornone di Blumone, alla testata della Valle del Listino. Da questo versante presenta il suo lato migliore, formato da brevi salti rocciosi, mentre i versanti S ed E sono caratterizzati da larghe distese di detriti. È facilmente raggiungibile da più parti, in particolare da S, dal Rifugio Tita Secchi, attraverso il Passo di Blumone. Mentre l’itinerario proposto qui di seguito dalla Valle di Braone è piuttosto insolito, lungo e con un dislivello considerevole, ma si svolge in un ambiente di notevole interesse naturalistico e paesaggistico: dai fitti boschi della bassa valle che si sviluppano per più di 600 metri di dislivello, alla spettacolare visione sul Pizzo Badile Camuno, alle Foppe di Braone circondate da dossi montonati e circhi glaciali, ai meandri naturali del torrente Palobbia e le sue numerose zone umide e torbiere. Molto interessante anche il percorso tra il Forcellino di Mare e il Passo di Laione che si svolge su una bellissima mulattiera militare. Numerosi resti di opere risalenti alla Grande Guerra sono presenti anche in molte altre zone della montagna.
La salita alla vetta che da ultimo si svolge dal Passo di Laione e per l’ampia cresta SW, infine per la cresta S, non presenta alcuna difficoltà.
Notevole il panorama di vetta, arricchito dalla visione sul versante settentrionale del Cornone di Blumone.
I 2 rifugi che s’incontrano risalendo la Valle di Braone, il Prandini (q. 1979 m) e il Gheza (q. 2087 m), sono attualmente chiusi.
Dal paese di Ceto in Val Camonica, in corrispondenza di un bivio con una fontana e una cappelletta, si seguono le indicazioni di un cartello per Valpaghera. Si sale lungo questa stradina asfaltata, ma stretta e con il fondo sconnesso, fino a giungere alla località Faet. Al primo tornante sinistrorso sopra queste case c’è un bivio con una stradina asfaltata sulla destra, si parcheggia all’imbocco di questa stradina, a circa (q. 970 m). Si potrebbe salire fino al successivo tornante sinistrorso e seguire verso destra le indicazioni per le Case Scalassone, ma concentriamoci su quello sottostante. Parcheggiata l’auto, si seguono le indicazioni dei cartelli in legno che riportano la località in cui ci si trova: Piazze e la prima destinazione: Rifugio Prandini a h 3.00 e il segnavia 38.
Si segue questa stradina asfaltata in lieve pendenza che entra nel bosco e poco più avanti, in corrispondenza di alcune case, presenta il fondo in parte cementato in parte lastricato. La strada diventa poi sterrata, la si segue per un breve tratto, fino ad un’area picnic, dove c’è un bivio. Qui si prende la mulattiera sulla destra, i cartelli in legno riportano l’indicazione per Località Foppe, Rifugio Prandini e Gheza. Dopo cinquanta metri c’è un nuovo bivio, si prende ancora a destra per Malga Foppe. Il sentiero inizia a salire ripido nel fitto bosco, si tralascia poi a sinistra il Percorso della Cascata Braone (Funtanì de l’aiva fréda) e si continua a destra. Si prosegue lungo il sentiero, poco segnalato ma sempre ben evidente, che sale a lungo nel bosco, con numerose svolte, traversando dentro e fuori da numerose coste e superando alcuni corsi d’acqua.
Si attraversa poi il torrente Palobbia sopra un bel ponte in legno, da destra verso sinistra e si riprende a salire nel bosco, ancora per un lungo tratto, fino a giungere a un bivio segnalato dall’ennesimo cartello, dove si prende a destra per il Rif. M. Ghezza a h 1,30 e dove il bosco incomincia a diventare più rado. Poco più avanti, in un tratto pianeggiante e all’aperto, si riattraversa il torrente, ora da sinistra verso destra, sopra un ponte in legno, mentre sulla destra si potrà notare una cappelletta sopra un grosso masso. Inizia qui una lunga distesa di prati in lieve pendenza o quasi pianeggianti, al centro della valle, che si risalgono seguendo la traccia che ora è ben segnalata con segnavia di colore bianco-rosso e molto più avanti anche di colore bianco-giallo.
Giunti al termine di questi prati pianeggianti che qui presentano lunghe distese di ghiaioni alluvionali, sulla sinistra si potranno notare un paio di baite, la Malga Foppe di Sotto (q. 1700 m), mentre il nostro sentiero si alza sulla destra. Superato questo gradone, la traccia segnalata traversa a sinistra e per dossi erbosi con affioramenti rocciosi, in un rado bosco, sale fino a raggiungere, all’aperto, il Rifugio Prandini (q. 1979 m). Alle spalle del rifugio si prosegue lungo il sentiero segnalato e dopo aver risalito alcuni dossi, si scende brevemente a sinistra, si attraversa un piccolo torrente sopra un ponticello e poche decine di metri più avanti si arriva al rifugio Gheza (q. 2087 m).
A sinistra del piazzale del rifugio si scendono 3 gradini e si seguono i segnavia che inizialmente superano un ripido risalto, poi obliquano verso sinistra sul pascolo. Più avanti si tralascia una traccia sulla destra e poco dopo si arriva in un tratto pianeggiante, si oltrepassa un piccolo ponticello in pietre e dopo 10 metri c´è un bivio, non segnalato, ma abbastanza evidente se si presta un po’ di attenzione. Qui si abbandona il sentiero pianeggiante a sinistra e si sale a destra, in direzione di un grosso masso sul quale sono riportati dei segnavia. Si prosegue nella salita e poco più in alto si arriva al Forcellino di Mare (q. 2191 m).
Questo valico mette in comunicazione la Valle di Braone con la Valle del Listino. Da qui (vedi prima immagine di dettaglio della relazione: Cima Terre Fredde – dalla Valle di Braone) si segue il sentiero segnalato che sale a destra della cresta, in direzione SE. Ben presto la traccia lascia il posto ad una bella mulattiera militare che sale a lungo e con numerose svolte il fianco della montagna e conduce in una larga sella tra la Cima Terre Fredde a destra e la Cima Galliner a sinistra. Da qui in 15 minuti è possibile risalire il largo versate settentrionale della prima cima e calcarne la vetta (q. 2645 m). I segnavia, con uno strappo di pochi metri conducono invece sulla Cima Galliner (q. 2576 m), poi scendono brevemente al sottostante Passo di Laione (q. 2528 m).
Si prosegue poi sulla larghissima dorsale e per un lungo tratto, seguendo sempre i segnavia. Giunti una cinquantina di metri sotto la nostra vetta, si abbandonano sia i segnavia che scendono a destra, sia la cresta SW e si traversa, in obliquo verso destra, il detritico e facile versante S della montagna. Raggiunta l’ampia cresta S-SE, la si risale senza difficoltà e in breve si arriva in vetta alla Cima Laione (q. 2757 m), dove c’è una bella madonnina. La vera cima è un masso squadrato distante una ventina di metri che si risale facilmente da N.
Si offrono 2 possibilità:
1°) Come per la salita.
2°) Dato il considerevole dislivello e sviluppo dell’itinerario si può pernottare al Rifugio Tita Secchi e magari il giorno seguente salire al Cornone di Blumone. Per i più allenati è possibile salire anche questa vetta nella stessa giornata. Ad ogni modo, per raggiungere il rifugio bisogna scendere l’elementare cresta S della Cima Laione, fino al Passo di Blumone (q. 2633 m) e da qui s´imbocca la mulattiera segnalata che scende al rifugio.
Dal Rifugio Tita Secchi, per ritornare in Valle di Braone senza dover rifare a ritroso l´itinerario di salita, si segue il sentiero segnalato per il Passo della Vacca (q. 2359 m) e il Passo del Frerone (q. 2444 m). Vedi relazione: Cornone di Blumone – dalla Valle di Braone.

