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Pizzo Varuna (traversata) - 3453 m


Relazione della salita - Cima n° 2596


Via Normale Pizzo Varuna (traversata)
L’itinerario della traversata
Regione: Lombardia (SondrioItaliane

Alpi e Gruppo: Alpi Occidentali - Alpi Retiche - Gruppo Bernina

Provincia: Sondrio

Punto di partenza: Diga di Gera (q. 2070 m)

Versante di salita: SW-NW-W

Dislivello di salita: 1650 m - Totale: 3300 m

Tempo di salita: 6,15 h - Totale: 10,30 h

Periodo consigliato: luglio e agosto

Punti di appoggio: Rif. Bignami (q. 2401 m) e Biv. Anghileri-Rusconi (q. 2654 m
Tipo di via: Via normale
Tipo di percorso: Senza traccia
Difficoltà:   EE - A - I+ - PD- (scala difficoltà)
Attrezzatura:
Valutazione:
Libro di vetta: no
Cartografia: CARTA NAZIONALE DELLA SVIZZERA N. 5013 – Oberengadin 1:50000, oppure KOMPASS N. 93 – Bernina-Sondrio 1:50000
Autore: Piero Vardinelli Profilo di Piero Vardinelli - Altre salite dell'autore
Data della salita: 17/08/2014
Data pubblicazione: 20/08/2014
N° di visualizzazioni: 1674

Introduzione:

Traversata di notevole pregio in un ambiente glaciale spettacolare. Dal punto di vista alpinistico è un itinerario completo, inizialmente si svolge su distese di pascoli, poi morene, ghiacciaio, terrazzamento nevoso, cresta e ripido canalone. L’itinerario proposto in sintesi prevede: partenza dalla Diga di Gera, Rifugio Bignami, Ghiacciaio di Fellaria Est (sulle carte nominato Vedretta di Fellaria Orientale), terrazzamento nevoso compreso tra il Passo di Gembré e la Quota 3416 m, cresta W fino in vetta; discesa per il canalone S, Passo Confinale, Alpe Gembré e ritorno al parcheggio sotto la Diga di Gera.
Le difficoltà sono abbastanza contenute ma l’itinerario è lungo e faticoso se affrontato in giornata. Inoltre, i pericoli oggettivi dovuti alla caduta di pietre, richiedono particolare attenzione, specialmente in due tratti. Il primo è sul ripido pendio di ghiaie e roccette che fino al 2004 era occupato dall’ultimo lembo di ghiacciaio che collegava la lingua valliva con il bacino superiore. Ma soprattutto è richiesta attenzione nella ripida discesa dal fianco S, che è in pratica la sede della via normale d’ascesa. In questo canalone (vedi 3a immagine di dettaglio) le scariche di sassi sono frequenti e il casco è ovviamente indispensabile. Inoltre bisogna scenderlo girati, data la ripidezza, con una buona celerità e tendendo lo sguardo costantemente verso l’alto per evitare le pietre.
La lingua del Ghiacciaio e il settore orientale del bacino superiore, che bisogna attraversare, presentano la superficie abbastanza livellata. Meglio se privi d’innevamento, in questo caso i numerosi crepacci, presenti in particolare lungo la lingua pianeggiante, sono facilmente individuabili e aggirabili.
Prima di raggiungere la cresta bisogna traversare un lungo terrazzamento nevoso, quello compreso tra il Passo di Gembré e la Quota 3416 m. Fino a pochi decenni fa questa era la sede dei Glacionevati di Fellaria Superiore I e II. Attualmente il ghiaccio è quasi del tutto scomparso, ma qui è meglio sia presente un sufficiente innevamento, dato che in alcuni punti potrebbero persistere delle placche ghiacciate.
Infine, bisogna affrontare la cresta NW/W, che non pone particolari problemi se è in buone condizioni. In parte detritica o rocciosa e in parte nevosa, alterna tratti larghi ad alcuni passaggi un poco stretti, ma è comunque facile. Stesso discorso vale per la cresta E, da percorrere in discesa, fino all’imbocco del pericoloso canalone S, alto più di 300 m.
In conclusione, una grande avventura ma che richiede allenamento ed esperienza.


Accesso:

Da Sondrio (parte occidentale della città) si prende la strada per la Valmalenco. Giunti a Chiesa in Valmalenco si svolta a destra, verso Lanzada e la Val Lanterna. La strada passa dal villaggio di Campo Franscia e poi sale con numerosi tornanti e sempre asfaltata fino alla località di Campo Moro. Da qui la carrozzabile prosegue sterrata a destra del primo invaso e raggiunge l’ampio piazzale sotto il muraglione della diga di Gera, dove si parcheggia.


Descrizione della salita:

Dal parcheggio si segue la stradina in direzione della diga e la si abbandona dopo circa 100 m per svoltare a destra, lungo un sentiero segnalato che in breve conduce alla casa dei guardiani. A destra di questa casa una rampa trasversale, appesa al muraglione della diga, permette di raggiungere la sommità dello sbarramento. Da qui il Rifugio Bignami è già ben visibile, a sinistra della seraccata del Ghiacciaio di Fellaria Est. Seguendo sempre i cartelli indicatori, si attraversa tutta la corona della diga e poi si segue il sentiero che taglia con una lunga diagonale il ripido fianco della montagna, a sinistra dell’invaso. All’inizio con un breve saliscendi, poi con ascesa regolare si raggiunge in circa h 1,00 il rifugio citato (q. 2401 m).

Dal rifugio, seguendo i cartelli indicatori, in pochi minuti si arriva al vicino Alpe Fellarìa e poco sopra, si attraversa il torrente della valle sopra un ponticello in legno. Poco dopo, si abbandonano i segnali per la Bocchetta di Caspoggio e si seguono le indicazioni per il Sentiero Glaciologico Luigi Marson. I segnali portano a risalire, in direzione N, un ripido pendio erboso, compreso tra le (q. 2840 e 2446 m) della cresta E della Cima di Fellarìa. Un breve tratto quasi pianeggiante conduce poi sulla cresta di un’alta morena. Sul versante opposto si scende la morena, perdendo un centinaio di metri di dislivello, poi si percorre il pianeggiante fondovalle, in direzione NE. Con percorso evidente, si tralasciano i segnali del sentiero glaciologico e si attraversa il torrente, non senza qualche problema se c’è molta acqua. Quindi si volge verso destra, in direzione della morena formata dal Ghiacciaio di Fellarìa Est.

Senza percorso obbligato si risale questa morena e sul versante opposto si scende nel ghiacciaio, perdendo anche qui una settantina di metri di dislivello. Valutata la necessità o meno di legarsi in cordata, si attraversa il ghiacciaio, aggirando i crepacci livellati. Lo si attraversa in direzione NE, a dovuta distanza dai seracchi pensili che cadono con regolarità, creando notevoli rimbombi in tutto l’anfiteatro. Giunti al termine del ghiacciaio, bisogna risalire una morena, poi alcune facili roccette (vedi 1a immagine di dettaglio) ed infine un ripido pendio ghiaioso, sempre a dovuta distanza dai seracchi. Questo settore, citato anche nell’introduzione, fino a pochi decenni fa era completamente ricoperto dal ghiacciaio e costituiva l’unico lembo dinamico che collegava la lingua valliva con il bacino superiore.

Al disopra si prosegue con moderata pendenza, tra ghiaccio e detriti, prestando attenzione ad alcuni crepacci. Si percorre questo tratto di ghiacciaio per poche centinaia di metri, fino ad una evidente rampa di roccette e detriti, sotto il Passo di Gembré. Senza particolari difficoltà si superano le roccette e poi si traversa in obliquo sul terrazzamento inclinato, meglio se nevoso, fino all’evidente sella compresa tra le (q. 3416 e 3419 m) della cresta NW/W del Pizzo Varuna. Giunti alla sella, si aggira a sinistra la (q. 3419 m), sul pianeggiante ghiacciaio. Poi si prende il filo della cresta, all’inizio largo, poi un poco più stretto, con alcuni brevi saliscendi ed evidenti aggiramenti, fino in vetta.


Discesa:

Dalla vetta si scende lungo la cresta E. All’inizio ancora con qualche saliscendi, poi la cresta diventa più larga, detritica, ma anche più ripida. Comunque si arriva alla selletta, dove inizia il canalone S, senza particolari difficoltà. Si scendono i primi 40/50 metri del canale sul lato E, su ripidi sfasciumi, dato che ad W lo scivolo di neve è molto ripido. Poi, non appena possibile e se c’è neve, con ramponi e piccozza si scende il più velocemente possibile, prestando molta attenzione alle scariche frequenti di sassi. Nella parte inferiore il canale si allarga formando un cono di detriti, quindi si attraversano i campi nevosi e le pietraie, sede dell’ormai estinto Ghiacciaio del Pizzo Varuna. Raggiunta la larga sella alla base della cresta NE della Cima Fontana, si seguono i segnali che conducono, sempre in direzione S, al Bivacco Anghileri-Rusconi, vicino al Passo Confinale. Si prosegue poi lungo il sentiero segnalato che in direzione W conduce all’Alpe Gembré (q. 2215 m). Infine, si percorre la stradina sulla riva orientale del lago artificiale di Gera, che a metà percorso comporta una risalita di circa 60/70 metri e si ritorna al parcheggio sotto il muraglione della diga.


Note:

Nota 1: generalmente il canalone S è sempre innevato, tranne a fine stagione.
Nota 2: dettagli della salita nella foto scalata.


© VieNormali.it

Via Normale Pizzo Varuna (traversata) - Di fianco ai seracchi, fino a pochi decenni fa questi pendii erano glaciali Via Normale Pizzo Varuna (traversata) - In salita, sulla cresta W Via Normale Pizzo Varuna (traversata) - In discesa, nel ripido canalone S
Di fianco ai seracchi, fino a pochi decenni fa questi pendii erano glaciali In salita, sulla cresta W In discesa, nel ripido canalone S

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Revisione: relazione rivista e corretta il 26/08/2014 dalla redazione di VieNormali.it

  


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