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Scoglio del Butto - Cresta degli Scoiattoli - 800 m


Relazione della salita - Cima n° 2192


Via Normale Scoglio del Butto - Cresta degli Scoiattoli
Lo Scoglio del Butto emerge dai boschi.
Regione: Liguria (SavonaItaliane

Alpi e Gruppo: Alpi Occidentali - Alpi Liguri - Gruppo Alpi Liguri

Provincia: Savona

Punto di partenza: Castagnabanca (600 m ca), Verzi, Loano

Versante di salita: S

Dislivello di salita: 300 m - Totale: 600 m

Tempo di salita: 4,00 h - Totale: 5,00 h

Periodo consigliato: tutto l'anno, evitare i mesi più caldi

Punti di appoggio: nessuno
Tipo di via: Via di roccia
Tipo di percorso: Via di roccia
Difficoltà:   EE - AR - VI- - D+ (scala difficoltà)
Attrezzatura:
Valutazione:
Libro di vetta: si
Cartografia: ASF 1:25.000, FOGLIO 03
Autore: Oliviero Bellinzani Profilo di Oliviero Bellinzani - Altre salite dell'autore
Data della salita: 31/03/2012
Data pubblicazione: 02/04/2012
N° di visualizzazioni: 2861

Introduzione:

Splendida struttura quarzitica, diversamente dalla sottostante Rocca dell´ Aia più appariscente ed estetica, da lontano lo Scoglio del Butto appare quale semplice placconata posta sul fianco meridionale del Monte Carmo, ma man mano ci si avvicina, la sua affilata sagoma a lame inclinate sovrapposte, quasi volutamente piantate nel pendio da una ciclopica forza, prende forma, armonia, emergendo dai boschi in un quadro dalle aeree geometrie che incantano, affascinano, in un gioco di contrastanti emozioni. Sulla sua parete SW, costituita da una serie di ripide placconate, si sviluppano numerose vie di aderenza, non molto lunghe (80/90 m) ma piacevoli, mentre a NE precipita con una breve, strapiombante repulsiva parete. La ardita cresta SE, allungata e sottile a guisa di vero e proprio scoglio descritta nella presente relazione, a differenza degli altri itinerari presenta invece un notevole sviluppo (200 m ca) e per la varietà di arrampicata, l´ottima qualità della roccia e la linea di salita quasi perfetta rappresenta uno dei più interessanti itinerari alpinistici di media montagna della Liguria. La scarsa attrezzatura, tuttavia, richiede esperienza e pratica ad un approccio "alpinistico" che deve essere attentamente valutato. Primi salitori: G. Calcagno, E. e G. L. Vaccari il 15 aprile 1973, itinerario in seguito modificato in parte e attrezzato nei punti più impegnativi da M. Oliva e G. Porro il 10 settembre 1978.


Accesso:

Autostra A 10 Genova-Ventimiglia, uscita di Pietra Ligure da dove a Loano. Quindi seguendo le indicazioni Monte Carmo/Rifugio Pian delle Bosse si raggiunge Verzi, proseguendo poi sulla strada che si inerpica tra i boschi: diventata sterrata, la rotabile guadagna quota con una serie di tornanti (in alcuni tratti fondo molto sconnesso) fino ad un ampio spiazzo di parcheggio.


Descrizione della salita:

Seguendo le indicazioni Rocca dell´ Aia, all´estremità destra del parcheggio si prende la carrareccia che si segue verso sinistra per alcune centinaia di metri, oppure il sentiero sulla sinistra che più avanti si immette nella stessa carrareccia. Lasciata a destra la diramazione per il Rifugio Pian delle Bosse, si continua lungo la sterrata che, superato un bel ruscello, prima sale leggermente e poi comincia a scendere: a questo punto, si prende un sentierino sulla destra, segnavia pallino rosso, che si inoltra con qualche saliscendi su un pendio cespuglioso, bei panorami sul mare e spettacolare vista sull´incombente Rocca. Superato un secondo rio, che scorre fra grandi massi, con un´ultima ripida ma breve salita si giunge al piccolo spiazzo alla base degli orridi camini che caratterizzano la parete Nord della Rocca dell´Aia (ore 0,45), da cui si continua a salire con comodi tornanti sino alla diramazione segnalata per il Rifugio Pian delle Bosse che si stacca sulla destra. La si segue per pochi metri in discesa, quindi si taglia su per il bosco dietro ad una traccia minimale che più sopra scompare, mirando all´ evidente cresta dello Scoglio, che si raggiunge in prossimità di una enorme caverna, a destra della quale è possibile attaccare evitando il primo tiro della via. Per traccia incerta, ci si abbassa invece di qualche decina di metri sin dove la roccia affiora dal terreno, ove è posto l´ attacco. Spit (1/1.15 ore da Castagnabanca). In alternativa a questo ultimo tratto, si può utilizzare la via di ritorno descritta nella discesa a corda doppia. L1: Si attacca la grande placca, inizialmente piuttosto appoggiata, poi via via più verticale (III+, IV+, uno spit). Giunti ad una sorta di diedrino poco accentuato, con passo difficile lo si supera a sinistra, presso un alberello (5b, 1 vecchio chiodo), proseguendo poi lungo la successiva placca (4c, due spit) fino ad un gradino roccioso, che si supera anch´ esso a sinistra presso un alberello (IV). Infine, aggirato lo spigoletto, si risale una placchetta fessurata (IV, possibilità di proteggersi con friend medi) arrivando alla sommità del risalto, comoda sosta su due vecchi spit. (25/30 m). L2:Dalla sosta si segue il filo di cresta a scaglioni, con percorso esposto ma non difficile (III) fino alla base di un grande risalto. Si rimonta allora una fenditura dal fondo terroso inclinata a destra, un po´ scomoda ma con ottime lame (IV), uscendo sul filo da dove scavalcando un piccolo saltino si giunge al comodo pianerottolo alla base di una parete rossastra dove è posta la sosta (3 chiodi vecchi nella fessura in alto, nessun´altra protezione nel tiro, 25 m). L3: Con movimernto atletico si attacca il breve diedrino a sinistra, appigliato ma un po´ strapiombante (5a), portandosi sulla sommità del sovrastante pilastrino (2 spit). Anzichè proseguire lungo l´ estetico spigolo come logico aspettarsi e come l´ autore avrebbe desiderato, la via invece traversa a sinistra, su liscia placca piuttosto verticale, in direzione di un alberello (4c/5a delicato). Tenendosi bassi rispetto lo spit in uscita dal pilastrino, si trovano buone tacche per i piedi che consentono di raggiungere l´ alberello, oltre il quale si prosegue ancora in orizzontale ad uno spit e quindi in diagonale a sinistra, in corrispondenza di una zona giallastra e fessurata in centro parete(5b/5c molto delicato ed esposto, 2 spit, il secondo alquanto lungo). Raggiunto il filo di cresta, si traversa facilmente a destra fino alla sommità del risalto, dov´è una sosta con cordoni. L4:Di nuovo, si riprende il filo di cresta, per scaglie e lame (III+), sino ad una placchetta, che si rimonta in prossimità dello spigolo (III+) per poi traversare facilmente ad un intaglio dal quale si risale per un breve caminetto (IV) seguito da balze più semplici che conducono al terrazzino di sosta (catena, nessuna protezione nel tiro, 30 m). L5: Si rimonta la scheggia soprastante (IV), poi si prosegue più facilmente per placche abbastanza inclinate (III+) fino ad una breccia formata da un roccione. Si traversa espostamente a sinistra, evitando di raggiungere il vecchio chiodo con anello di ferro, e sfruttando un´ ampia fenditura pressochè orizzontale si aggira l´ ostacolo (IV)arrivando ad un grappolo di alberi abbarbicati alla roccia (sosta su albero, 20 m). L6: Dall´albero si rimonta un gradino e si segue una fenditura diagonale a sinistra (IV, fessura ottima per friend medio-piccoli) preferibilmente stando all´ esterno molto espostamente, ma con buone prese per le mani. Raggiunto quasi subito un terrazzino, si rimonta un breve canalino-diedro, liscio ed un po´ sfuggente (4c, chiodo in uscita), per poi spostarsi a sinistra alla base di un diedro strapiombante formato da grossi blocchi, passaggio chiave (spit). Con movimento molto fisico, si rimonta il diedro, partendo prima dalla sua faccia sinistra, poi entrandovi in spaccata (5c, faticoso, chiodo) ed infine uscendone a destra (chiodo). Quindi, superato un gradino (III), si sosta su grosso resinato (25 m). L7: Per cornici, si traversa la successiva scaglia (III), poi per placchette appoggiate si procede in direzione della sommità, arrivando ad un altro grosso resinato, da cui si supera direttamente il sovrastante muretto, strapiombante ma molto ben appigliato (III+) e, per placche un po´ più verticali (III+, uno spit) si raggiunge un ultimo breve diedrino, piuttosto appoggiato, che conduce (III, friend piccolo) ad un ampio terrazzo ghiaioso con grandi massi, dove si può giungere più facilmente anche lungo le placche retrostanti la scaglia (III, nessuna protezione). Ormai in prossimità della vetta, la si raggiunge con pochi metri di facile risalita per massi, ometto e libro di vetta, ore 3,00 circa dall´ attacco.


Discesa:

Vi sono due possibili vie di discesa: la prima consiste nel seguire l´ esposta cresta NW, irta di pinnacoli (II+), che desposita al colletto a monte dello Scoglio, dal quale per sentiero al colle con la Rocca dell´Aia e quindi alla sua base. La seconda, calarsi con una prima doppia di 20 m circa alla sottostante placconata, cordone con maillon su grosso spuntone poco discosto dalla vetta. Quindi una seconda calata di 40/45 m su uno spit con maillon porta alla traccia che corre lungo l´ intera base della cresta. La si segue in discesa per un breve tratto sino a delle belle placche dove sulla destra si stacca una traccia più evidente che conduce al sentiero principale nei pressi di uno spiazzetto erboso, da cui al colle con l´ Aia. Piegando a sinistra, si ripassa dalla deviazione per il Rifugio Pian delle Bosse seguita all´ andata e quindi per l´ itinerario di salita.


Note:

Magnifica via, aerea ed entusiasmante, con esposizione e chiodatura non certo da falesia che la rendono molto impegnativa. Arrampicata varia, su placca, in diedro e fessura, molto panoramica, grazie all´esposizione favorevole è fattibile anche e soprattutto nelle belle giornate invernali.


© VieNormali.it

Via Normale Scoglio del Butto - Cresta degli Scoiattoli - Primo tiro Via Normale Scoglio del Butto - Cresta degli Scoiattoli - Il secondo. Via Normale Scoglio del Butto - Cresta degli Scoiattoli - Il quinto.
Primo tiro Il secondo. Il quinto.

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Revisione: relazione rivista e corretta il 10/04/2012 dalla redazione di VieNormali.it

  


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